mercoledì 29 agosto 2007,20:51
Crash
Come è facile evitarsi.
Evitarsi è meno doloroso che scontrarsi.
Rimanere dietro l'angolo, uno all'insaputa dell'altro, e non svoltare, per non toccarsi.
Meglio evitarsi, che scorgere attraverso un vetro e lasciare che quel muro di silenzio non ti permetta di farti notare.
Accorgerti che l'altro c'è, ma che non puoi interagire con lui.
Forse è questione di lasciar scorrere strade parallele e dimenticarsi che esistono gli incroci.
Dimenticare che potrebbe capitare di incontrarsi. Smettere di sperarlo.
Camminare, solo amaramente intuire che dietro quella casa potrebbe esserci lui, o che magari apparirà in fondo alla strada proprio un secondo dopo che tu avrai voltato le spalle.
Avvertire la consapevolezza che mentre ti muovi nelle vie o nella tua casa, la tua fisicità non è unica e che in quel momento anche altri si stanno muovendo. Anche lui.
Avvertire il loro corpo e i loro respiri.
Lasciarti sfiorare da questa sensazione di calore.
E da questo calore lasciarti abbracciare, mentre guardi fuori dalla finestra in questa uggiosa giornata di fine agosto e pensi a chissà che cosa starà facendo lui qualche strada più in là in questo preciso momento.
Annegare nel riflesso di due occhi senza colore e scrutando l'orizzonte, dietro i tetti e dietro gli alberi, vedere un prato e riconoscere nella perfezione di quell'istante il privilegio di un sorso di felicità che è scivolato nella gola in un tempo sospeso, altrove.
Riprovare l'ebbrezza di un confine sfuocato, ad occhi chiusi.
Sentire le sue mani, la sua schiena e perdere il respiro sulla sua bocca.
E nel vetro della finestra incastonare quell'ora di sole.
 
scritto dalla vale* Permalink ¤


0 Commenti: