venerdì 31 agosto 2007,14:33
Il posto delle fragole
 
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mercoledì 29 agosto 2007,20:51
Crash
Come è facile evitarsi.
Evitarsi è meno doloroso che scontrarsi.
Rimanere dietro l'angolo, uno all'insaputa dell'altro, e non svoltare, per non toccarsi.
Meglio evitarsi, che scorgere attraverso un vetro e lasciare che quel muro di silenzio non ti permetta di farti notare.
Accorgerti che l'altro c'è, ma che non puoi interagire con lui.
Forse è questione di lasciar scorrere strade parallele e dimenticarsi che esistono gli incroci.
Dimenticare che potrebbe capitare di incontrarsi. Smettere di sperarlo.
Camminare, solo amaramente intuire che dietro quella casa potrebbe esserci lui, o che magari apparirà in fondo alla strada proprio un secondo dopo che tu avrai voltato le spalle.
Avvertire la consapevolezza che mentre ti muovi nelle vie o nella tua casa, la tua fisicità non è unica e che in quel momento anche altri si stanno muovendo. Anche lui.
Avvertire il loro corpo e i loro respiri.
Lasciarti sfiorare da questa sensazione di calore.
E da questo calore lasciarti abbracciare, mentre guardi fuori dalla finestra in questa uggiosa giornata di fine agosto e pensi a chissà che cosa starà facendo lui qualche strada più in là in questo preciso momento.
Annegare nel riflesso di due occhi senza colore e scrutando l'orizzonte, dietro i tetti e dietro gli alberi, vedere un prato e riconoscere nella perfezione di quell'istante il privilegio di un sorso di felicità che è scivolato nella gola in un tempo sospeso, altrove.
Riprovare l'ebbrezza di un confine sfuocato, ad occhi chiusi.
Sentire le sue mani, la sua schiena e perdere il respiro sulla sua bocca.
E nel vetro della finestra incastonare quell'ora di sole.
 
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,16:55
Barlumi di colore
Ho guidato su quella strada che mi piace tanto, per venire da te, a mangiare nella tua cucina rossa, in quella casa che ti sembra troppo disordinata.
Ieri sera una sensazione sgradevole mi si è appiccicata addosso, infiltrandosi tra i vestiti.
Non so cosa fare, non ero preparata o pensavo di essere diversa. Non dovrei fare niente, solo aspettare e guardare tutto scorrere via, insieme a questa pioggia, maledettamente, come sapevo che sarebbe successo.
Era tanto tempo che non mi sentivo così, poi è arrivato il tuo messaggio.
E con il cielo grigio là fuori, un piccolo rifugio tra quelle pareti rosse e piccole certezze che diventano più solide. Tutto cambia e in una giornata grigia, si scoprono barlumi di colore.
Oggi, se lui avesse guardato i miei occhi, lo avrebbe fatto per vedere che erano grigi, come lui sa che succede quando c'è brutto tempo.
Invece oggi sono verdi, nonostante le nuvole, nonostante la pioggia.
Perché oggi la chiamo cirimiri, perché stamattina ho ricevuto una lettera per posta, di quelle nella busta, scritte a mano sulla carta, perché sono venuta da te, te che mi mancavi tantissimo.
 
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martedì 28 agosto 2007,14:07
Poesia
Caminante, son tus huellas
el camino, y nada màs;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino,
y al volver la vista atràs
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante, no hay camino,
sino estelas en la mar.

[Viandante, sono le tue orme
il cammino, e niente più;
viandante, non c’é cammino,
se non andando.
Andando é il cammino,
e a volgere la vista indietro
si scorge il sentiero che mai
si tornerà a percorrere.
Viandante, non c’è il cammino,
solo scie nel mare.]


Antonio Machado
 
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,12:30
Caminante...
L'INCONTRO con sé stessi.
C'è molto silenzio, ci sono molti passi solitari e la mente, il cuore, lavorano a un nuovo ritmo.
Come del resto le gambe, i piedi e la schiena.
E' la parte più difficile, il primo passo da compiere per poter arrivare in fondo: accettare sé stessi, il dolore fisico e i pensieri, le proprie capacità e i propri limiti.
Ma la parte migliore, quella più vera e più ricca, consiste negli ALTRI.
E' la condivisione più pura che io abbia mai sperimentato.
Persone che incontri una volta, che incroci, che saluti, a cui semplicemente sorridi perché ti manca il fiato. Persone con cui parli una sera o con cui condividi tutto il cammino fino a Santiago. Che perdi e ritrovi per caso sul sentiero.
Altre con cui mangi una pastasciutta o che ti aiutano mentre sei in difficoltà.
Ritrovarsi tutti in quella piazza, in chiesa o per le strade e salutarsi come se ci si conoscesse da sempre.
Vincenzo, Giuseppe, Donato, Semola, la coppia più bella del mondo, i due pazzi a piedi dal Belgio, la coppia francese (genial!), Franz (e la sua autentica commozione quando ci ha riviste in cattedrale), l'amico di Pepper Ann (argh!), "Seggio l'Aleman", Roberto, il prete francese, il ragazzo che ci ha salvato il cammino ritrovando il braccialetto, i "ronconi" di Ponferrada, le tre ragazze di Roma, l'americana con i rasta, Kim, il gruppo di Bologna, la cozza di Lodi e i suoi amici, il ragazzo con tutte le gambe graffiate visto a Barbadelo e poi a Finisterre, la famiglia di italiani, i due signori a cui abbiamo offerto la pastasciutta, la signora con il cappello, la coppia che ha sistemato i nostri zaini, il signore preoccupatissimo per noi a O'Cebreiro e il folle che non voleva fermarsi a Villafranca.
E dulcis in fundo, loro quattro, Juan, Guillermo, Jaime e Alejandro, i nostri compagni per tutto il cammino, con i loro canti, la loro assistenza medica e il loro italiano. Tante risate, qualche difficoltà condivisa, una cena scambiata (ottima tortilla!) e la meta raggiunta insieme.
Non sono mancate le difficoltà (i miei piedi ne sanno qualcosa, ma come si dice: "no pain, no glory"!) e i momenti di sconforto, ma del resto, con tanti chilometri che scorrono sotto le scarpe, magari una nottata all'aperto, qualche linea di febbre, qualche pensiero scomodo...è quasi inevitabile. Anche questo fa parte dell'impegno e forse proprio questo aiuta a scoprire una forza di volontà nascosta che spinge a proseguire.

A parte questo, che è molto profondo, ci siamo divertite.
E per aggiungere anche qualcosina da lacrimuccia, sono felice di aver vissuto questa esperienza con voi quattro, ciascuna di voi quattro per un motivo diverso, ma ugualmente importante. Adesso che manca così poco al mio trasferimento e all'inizio di una vita diversa, con l'università, aver percorso quella strada con voi, mi ha fatto capire che la distanza è cosa da poco se a unirci è qualcosa di così grande, nonostante punti di vista o sentimenti diversi.

"Lo Straordinario risiede nel Cammino nelle persone Comuni".
 
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lunedì 27 agosto 2007,10:06
Cinque libri per dieci giorni

Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden. Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: "Non moriremo sul serio".
- Fight Club, Chuck Palahniuk -

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Mariam aveva cinque anni la prima volta che sentì la parola harami. Accadde di giovedì. Doveva essere per forza un giovedì, perché ricordava di essersi sentita inquieta e pensierosa tutto il giorno, come le capitava di sentirsi soltanto di giovedì, il giorno in cui Jalil veniva a trovarla alla kolba.
- Mille splendidi soli, Khaled Hosseini -

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Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare.
- Ragazzi di vita, Pier Paolo Pasolini -

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A questo punto non si spiega come io, Galceràn de Born, che da poco ho smesso i panni di cavaliere dell'Ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, secondogenito del nobile signore di Taradell, già crociato in Terrasanta e vassallo di nostro signore Giacomo II d'Aragona, possa credere ancora all'esistenza di un destino occulto e ineluttabile tra i casi in apparenza accidentali della vita.
- Iacobus, Matilde Asensi -

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E' appoggiata al banco, è sola e beve una spremuta. Per terra, vicino alle gambe, ha una borsa di pelle nera e non so per quale motivo vengo attirato proprio da questo particolare. Mi fissa con un'insistenza imbarazzante. Quando i nostri sguardi si incrociano però si gira.
- Il passato è una terra straniera, Gianrico Carofiglio -

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