mercoledì 30 maggio 2007,14:21
A mai più rivederci
Io so come si fa a essere stronzi.
L'ho imparato con il tempo e l'esperienza.

Forse perché di stronzi sulla mia strada ne ho trovati tanti e perché la mia totale irrazionalità nei rapporti mi porta ad essere a dir poco ingenua.
Tu sei sicuramente la più stronza di tutti gli stronzi.

A un certo punto, dopo aver attraversato il ponte tibetano, troppo traballante e da mal di mare (sospesi in aria è un bel paradosso) decido semplicemente di tagliare la corda, o di bruciarla magari, che è più divertente.
Cercherò di serbare i bei ricordi, che per l'amore del cielo, indipendentemente da te ci sono. E tanti.

Fatto sta che quel ponte non esiste più e non ho nessun bisogno di ricostruirlo, non vedo motivi validi per farlo. Ho deciso che non vale neanche la pena parlarti. Me ne sto dalla parte di qua del burrone, zitta, aspettando la fine.
Tanto ho esperienze valide di anestesia e non abbiamo più niente da dirci, io e te.
E' finita. Me l'hai messa nel culo, ma chi mi ha capita, mi sta dando ben più importanti soddisfazioni.
Una volta che me ne sarò andata da Varese, spero di avere poche (se non nulle) occasioni di incontrarti, anche perché non mi merito il tuo saluto sibilato tra quei dentini da topo.

Spero solo un giorno di poterti silenziosamente dimostrare che sono qualcuno.
 
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lunedì 28 maggio 2007,14:10
I disappear
Il tempo di scomparire.
Il tempo di pensare che sei qualcuno e che questo qualcuno è difficile da conoscere.
Il tempo in cui decidi di crescere e le cose cambiano, anche se non è quello che vorresti...ma in fondo non è mai andata come avresti voluto tu.

Uno stillicidio.
E mentre la strada si bagna, cammino e i piedi nelle pozzanghere grigie si inzuppano.
E se voglio dormire, se trovo il silenzio, fuori sta ancora piovendo e il rumore insistente batte sulle mie tempie. Lentamente mi spengo.
Gli occhi non sono verdi, le mani sono rovinate, la testa fa male. Le lacrime sono amare.
Continua a piovere e sono bagnata.

Il tempo di aprirti e tutto sgorga come uno scroscio di pioggia in una stupida giornata primaverile di maggio.
Il tempo di sentire il dolore e di chiederti se forse sei malata.

Ma quella prima frase non arriva.
E' come avere un blocco di marmo bianco, senza nervature, solido e amorfo, che pesa sulla testa, che chiude con la sua massa invadente tutti i cassetti.

Non esiste più bottiglia, non esiste più cielo, non esiste più sapone o caffé.
Non esisti più. La crepa si è richiusa, con uno spasmo.
Perché?

Sto bussando, non senti?
Fuori piove, io sono bagnata.
Sto bussando,
ma nessuno sente il mio pugno di sabbia.
Forse la mia malattia.

"Libera tutto ciò che scalpita. Sempre."

Ma qual è il prezzo da pagare?
Nessuno me l'ha spiegato.

Il tempo di scomparire.

Listening to: La guerra è finita - Baustelle
 
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domenica 27 maggio 2007,22:24
Il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me
Ritroverò le mie parole.
Ho bisogno di prendere in mano una penna e di lasciar scorrere la mano sulla carta.
Adesso sono stanca, di tutto.
Ed è solo di questo che avrei bisogno. Di scrivere.
Ma non ho idee, è tutto nero, non c'è confine, non c'è battito.
Un pugno di sabbia.
 
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sabato 26 maggio 2007,13:56
The hours
“Dear Leonard, to look life in the face, always to look life in the face and to know it for what it is. At last, to know it, to love it, for what it is and then to put it away. Leonard, always the years between us, always the years, always the love. Always the hours.”
 
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venerdì 25 maggio 2007,19:01
Aria di vetro
Di nuovo il lago.
Di nuovo noi, il sole, il prato.

Il tuo sorriso.

Sogni che si incrociano e si mescolano, come le nostre mani, come le nostre bocche.

Le parole si confondono, si perdono. Tra respiri corti, sorrisi spontanei.
Il lago è il mio spazio. Il mio spazio per me e per te.
Il lago mi mancherà.
E noi saremo carne.
 
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giovedì 24 maggio 2007,14:44
Milanista per una sera
Sono venuta a vedere la partita per stare insieme e mangiare la pizza.
Ho anche fatto il tiramisù (il che ha voluto dire andare al supermercato e perdere un quarto d'ora a cercare le uova - che dovevano essere in una zona compresa tra i polli allo spiedo e gli ovetti Kinder, per forza -) e ci ho messo la Panda.
La grandissima, fortissima Panda che ha portato un'amica sfegatata in centro a festeggiare e a suonare il clacson sotto la pioggia (e che non è stata tamponata!).
E' stato divertente, volevo annotarmelo.
Perchè mi ha ricordato i mondiali, quando anche io ero tifosa vera.
Italia - Ucraina in aereoporto (chissà come mai il volo ha avuto un ritardo proprio di quei 90 minuti...mah!), Italia - Germania a Piccadilly Circus, la finale con la corsa alla Forrest Gump fino in centro. Bello. Ma milanista solo per ieri sera, che sia chiaro. Anche se Kakà è Kakà :)
 
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mercoledì 23 maggio 2007,14:37
Per inciso
(Come si noterà dagli ultimi 5-6 post, non scrivo niente di mio in questo periodo. Sto vedendo molti film, leggendo un mucchio di libri, studiando parecchio, camminando per prepararmi a quest'estate. Ma l'essermi resa conto che il count-down è arrivato a -14 giorni effettivi di scuola e solo una decina di più per gli esami, mi ha un tantino sconvolta. Il blog sembrerà gestito da un automa che pubblica brani di libri di altri - tutti letti, divorati nei momenti e nei luoghi più assurdi - e locandine di film, ma dietro tutto questo poco, io ci sono. Silenziosa e impegnata, ma ci sono.)
 
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,13:59
Odette Toulemonde
Stavolta l'aveva vista davvero! La donna era passata in fondo al salotto e l'aveva fissata con aria stupita prima di sparire nell'ombra della cucina. Odile Versini esitò: doveva inseguirla o scappare a gambe levate? Che voleva quell'intrusa? Era già la terza volta...Le prime due incursioni erano state così fugaci che Odile aveva pensato a uno scherzo della propria immaginazione, ma questa volta entrambe avevano avuto il tempo di scambiarsi un'occhiata. Le era anche sembrato che l'altra, passata la sorpresa, se la fosse filata con una smorfia di paura. Senza pensarci oltre, Odile si lanciò sulle sue tracce.
"Vieni fuori, ti ho visto! E' inutile che ti nascondi, non ci sono altre uscite" gridò. Odile si precipitò in ogni stanza: camera da letto, cucina, bagni. Nessuno. Rimaneva solo lo sgabuzzino in fondo al corridoio.
"Esci di lì! Esci subito o chiamo la polizia".

Dal ripostiglio non giunse alcun rumore.
"Che ci fai a casa mia? Come sei entrata?".
Silenzio di tomba.
"Va bene, ti avevo avvertita".

Di colpo, Odile fu presa dal panico: che intenzioni aveva quella sconosciuta? Febbrilmente indietreggiò verso l'ingresso, prese il telefono e compose, non senza confondersi, il numero della polizia. "Su, sbrigatevi" pensava, "quella sta per uscire dall'armadio e saltarmi addosso".

- da "L'intrusa" in "Odette Toulemonde" di Eric - Emmanuel Schmitt -
 
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martedì 22 maggio 2007,17:02
Mrs Dalloway
Clarissa una volta, viaggiando insieme a lui sull'imperiale di un omnibus, da qualche parte, Clarissa che, perlomeno superficialmente, si commuoveva con facilità, andando ora in angoscia, ora invece in euforia, e che era tutta vibratile, a quell'epoca, ma di grande compagnia, Clarissa coglieva dall'alto certe strane scenette, gli indicava certa gente bizzarra, dall'imperiale dell'omnibus, poichè loro due eran soliti esplorare tutta Londra e riportare sacchi pieni di tesori dal mercato delle pulci - Clarissa aveva una teoria, a quell'epoca - entrambi avevano un mucchio di teorie, sempre teorie, com'è tipico dei giovani. Serviva a spiegare quel senso di insoddisfazione che avevano: a non conoscere la gente, a non esser conosciuti. Ma come si fa a conoscersi a vicenda? Ci si incontra ogni giorno per un po'; poi non ci si vede più per mesi, per anni. Non si può che restare insoddisfatti - ne convenivano - di fronte alla scarsità dei rapporti umani. Quanto poco si conoscon le persone! Ma lei disse, quel giorno, in omnibus per Shaftesbury Avenue, di sentirsi presente dovunque: non soltanto qui - "qui, qui", e battè le nocche sullo schienale del sedile - ma da tutte le parti. Fece un cenno con la mano, quel giorno, per Shaftesbury Avenue: dappertutto era, lei. Sicché, per conoscerla - per conoscere chiunque è necessario strologare tutti quelli che completano una data persona; e anche i luoghi. Strane affinità ella aveva con persone cui non aveva mai rivolto la parola, una donna qualsiasi che si incontra per strada, un uomo che sta dietro a un bancone - persino gli alberi, o i fienili. Si andava così a parare in una teoria trascendentale che, unita al suo terrore della morte, a lei consentiva di credere, o dir di credere (nonostante tutto il suo scetticismo) che, dal momento che le nostre "apparizioni", cioè la parte di noi che compare, sono così fugaci, momentanee, in confronto all'altra parte, la parte che di noi non si vede e che invece si effonde e diffonde, potrebbe essere proprio quest'ultima a sopravvivere (la parte invisibile) e venir recuperata in qualche modo, attaccata a questa o a quell'altra persona, o magari presente in certi luoghi, dopo la nostra morte. Forse...può darsi.

- da "Mrs Dalloway", Virginia Woolf -
 
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,14:47
Arsenico e vecchi merletti
 
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lunedì 21 maggio 2007,16:32
Seven
7 libri.
Di cui 4 mattoni per la tesina e di questi 4 uno già letto, uno che mi ispira, gli altri due che mi guardano e io li guardo e in questi istanti scorre uno stream-of-consciousness tra me e le pagine che non è descrivibile con semplici parole.
Uno, che santo cielo, non è classico, ma io ho anche bisogno di rilassarmi.
Poi un classico inglese che procede un po' sì e un po' no e ancora non ho capito se mi piace.
E infine l'ultimo acquisto, otto racconti sulle donne e sull'amore. Di una delicatezza straordinaria. Mi sto appassionando al genere, una passione che si consuma in mezzora, una ventina di pagine.
La passeggiata fino alla biblioteca è stata rigenerante. Il caldo, il sole. Finalmente senza maniche, sempre meno fastidiosa stoffa addosso, così posso vestire semplicemente i miei panni e sentirmi bene. Anche senza quella mano. Anzi, forse meglio, considerate le circostanze.
Niente prime frasi, non arrivano. Solo parole confuse, affollamento nei meandri della mia mente. Non è periodo, purtroppo. Ma resta tutto "archiviato".
Anche perchè, io, a sette libri contemporaneamente, non ero mai arrivata.

Listening to: Milord - Edith Piaf
 
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,14:08
La vie en rose

Rischierei di diventare ripetitiva. Basti solo sapere che per vedere questo film, siamo dovuti andare fino a Busto Arsizio, in un cinema molto simile al teatro di un oratorio, e che in sala eravamo in una decina. Perchè nel bellissimonuovissimocostosissimo multisala di Varese, davano un unico spettacolo, al comodo orario delle 22.10.
 
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venerdì 18 maggio 2007,13:46
Tenersi la mano nel sonno
Non fare così.
Così come?

Come stai facendo.

Posso vederla?

Cazzo, non lo so, dice Sage. Dovresti chiedere all'ospedale, immagino.

Quale?

Quello sulla Ventunesima, in fondo alla strada. Com'è che si chiama?

Ci vado subito, dice Billy. Ci sentiamo.

Mette giù e aspetta di provare qualcosa, quel sentimento immane che è in procinto di arrivare, come lui sa. Conosceva Christa da quando avevano tutti e due sei anni. Ma non sta correndo da lei, non sta piangendo. Billy deve pisciare, ma Jon, uno dei coinquilini, sta nel bagno di sotto a rasarsi la testa e Cherry, l'altra, si sta facendo uno dei suoi soliti bagni da tre ore al piano di sopra.

Chi era?, chiede Jon.

Nessuno, dice Billy. Niente.

Come se parlarne lo facesse diventare reale. Custodisce il sentimento dentro di sé, ma non riesce a provarlo. Si mette nel cortile sul retro, sotto la pioggerellina dell'Oregon, e piscia su un cespuglio di rose, pensando: Christa è morta.

Morta. No, non è morta.

Qualcosa non va in lui. Non riesce a provare nessuna emozione. Sa che dovrebbe provare qualcosa ma invece niente.

- da "Fidanzata investita da un autobus" in "Tenersi la mano nel sonno" di Kevin Canty -
 
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giovedì 17 maggio 2007,15:00
Mi segui di notte?
Ed era tutto perfetto, esageratamente perfetto e reale.
Nessun lenzuolo, nessuna statua bianca.
Le mie stupide lacrime, dei gradini di pietra umida.
Tu che mi abbracci e chiedi cosa succede.
I tuoi occhi, il mio sorriso.
Ti rispondo e forse ti faccio tenerezza.
La tua mano.
La tua mano che asciuga le mie lacrime.
La tua mano che mi sfiora le guance.
La tua mano che mi stringe.
La corsa in macchina, il ristorante take-away con tutte quelle cose fritte, i lampioni, il buio.
Tu che scappi per gioco, che ti fermi e ridi. E ridiamo insieme.
Stiamo bene. Io sto bene.
Mi sento leggera, mi sento tra le tue mani e nei tuoi occhi.
Ti sento sulle mie labbra e nel mio cuore.
 
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mercoledì 16 maggio 2007,21:37
La tua mano
Una mano cerca l'altra
per sentire i suoi confini
cose che capiscono
solo i polpastrelli...

- Ciao.
- Sto leggendo.
- Vedo. Che libro è?
- Una raccolta di racconti che ho preso per premiarmi.
- Hai fatto qualcosa di buono?
- Non esageriamo.
- Come va?
- Domanda di riserva?
- L'hai trovato?
- Touché.
- D'accordo, ho capito. Allora di cosa parliamo?
- Possiamo anche stare zitte.
- Tu mi lasci sempre sola, a prendere polvere, confidando nella mia autosufficienza.
- Scusa, ma tu sei autosufficiente. Ti nutri di umidità e hai cinque amichette intorno a te. Che bisogno hai di parlare con me?
- Sono poco socievoli. Sai, tutte quelle spine...
- Senti chi parla.
- Cosa?
- Niente. Dicevo che dev'essere una dura convivenza.
- Beh, in fin dei conti non è poi così male, sul serio, non voglio certo lamentarmi!
- Dai, sono felice per te. Adesso posso tornare a leggere?
- Certo!...come hai detto che si intitola?
- Credo di non avertelo detto, comunque è molto bello, tocca le corde giuste. Tenersi la mano nel sonno.
- Che bel titolo.
- Molto bello.
- Sai, ieri sera ho provato una strana sensazione..
- Di nuovo l'emicrania?
- Ma no. E' che..non ti è mai successo di staccarti dal tuo corpo e di avere l'impressione di poterti guardare da fuori? Sempre più lontana, sempre più lontana da te stessa.
- In genere ho la sensazione di essere piuttosto radicata al mio terriccio.
- Ecco. Ero lì, su quel soffitto disseminato di luci e vedevo me, seduta sulla poltrona, davanti allo schermo. Ma il mio sguardo, cioè lo sguardo del mio corpo in quel momento, non mi rimandava allo schermo. Piuttosto a qualcos'altro, altrove..
- Si può tornare indietro.
- No, non credo. Ormai sono convinta di essere irrimediabilmente lontana.
- Ti fa soffrire?
- E'questo il punto. No! Ogni piccola cosa che riesce ad allontanarmi da qui, mi avvicina a quell'altrove verso cui cammino da tempo.
- Ci vuole coraggio...
- Non so, forse è solo paura. Quando ti senti un'estranea faresti di tutto per andartene.
- Il futuro mi ha riservato un posto luminoso, una buona compagnia, acqua. Un salto di qualità rispetto alla tua scrivania.
- Non cominciare a dire cose sagge, mi destabilizzi. Sei pur sempre una piantina grassa.
- Stavo bene sulla tua scrivania, mi piacevano gli oggetti che mi circondavano e mi ero assuefatta alla polvere. Ma qui è meglio. Anche se ci è voluto del tempo ad abituarsi.
- Forse hai ragione. Se non fosse che, nel sonno, continuo a cercare quella mano.

Listening to: A Quai - Yann Tiersen
 
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lunedì 14 maggio 2007,19:05
Match point


Merda fuit.
Ma dal letame nascono i fior.
 
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domenica 13 maggio 2007,19:22
Era autunno
Era autunno. Non tanto tempo fa. Si parla di qualche mese, neanche sei a dirla tutta.
E' primavera inoltrata, quasi sei mesi dopo, circa.
In così poco tempo, alcune cose sono cambiate radicalmente.
E non per modo di dire, ma effettivamente.
Persone cancellate, più o meno volontariamente, progetti scombinati, desideri ed esigenze diversi, nuove passioni e quindi nuovi slanci verso il futuro.
Il futuro è lì, a due passi, se penso a quanto in fretta sono trascorsi questi ultimi quasi sei mesi. Manca poco e i progetti per l'estate ci sono. Uno quasi quasi lo vorrei mandare in fumo. Potrei anche farlo senza troppi problemi a dir la verità.
Cosa cambia dagli altri anni? Cambia che da metà settembre in poi sarà una vera incognita, in quel di Pavia, finalmente lontana dalla verde e ridente ma vuota Varese.
Ogni tanto mi fermo a pensarci. E' strano. Altro che apriti sesamo. E non vedo l'ora.
Di trovare spazio, persone, tempo per le mie idee.

Domani intanto vado in libreria. Ho scoperto dove questa città nasconde i libri della Minimum Fax, che pubblica molte raccolte di racconti, rare o quasi inesistenti nella maggior parte delle case editrici. Sto ascoltando l'ultimo album dei Baustelle. Bello.
Devo ripetere latino prima di andare a dormire. Adesso mi mangio un piatto di pasta e mi rimetto in sesto. Domani riposo, dalle 12.45 fino alle 7.30 di martedì. E' per questo che vado in libreria. Non essendo esistita per nessuno da venerdì sera ad ora, mi prendo un giorno in più. Questa volta per me. Giusto per ricaricarmi e trovare la forza di fare qualche follia, di rendere concreta qualcuna delle idee che ho in testa. Prima di implodere.
 
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sabato 12 maggio 2007,21:01
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude
Stasera avrei solo voglia di chiudere gli occhi.
Sono rossi, sono gonfi. Succede quando vorresti piangere e un po' sai perchè, un po' invece preferisci fingere di esserne all'oscuro.
La scrivania è sommersa dai libri di latino. Ed è sabato sera. Un fine settimana che fine settimana non è e non sarà. Una giornata iniziata di merda e finita sulla stessa linea d'onda.
Seneca, Catullo, Tacito e Lucrezio in traduzione e tutta la letteratura di quest'anno.
Tolto il dente, tolto il dolore. Forse è meglio così.
Mi è sempre piaciuto studiare, ma in quest'ultimo periodo ho un rigetto insensato.
Mi sembra di sprecare ore e ore sui banchi a fare niente. Starei a casa fino a giugno, per il ripasso, e mi presenterei il 20 per il tema, se potessi.
E' come se i professori stessero facendo una corsa contro il tempo per finire i loro programmi, senza più mettere un minimo di passione nel loro lavoro, che a questo punto appare come un noioso dovere. Se poi penso al valore che avrà nella mia vita il voto della maturità, beh, allora mi viene ancora più voglia di fare questi esami!
Due mesi, due mesi e sono fuori, pronta per trattenere i ricordi migliori del liceo.
Scelta di cui non mi pentirò mai, sia ben chiaro.
E' solo che adesso ho voglia di futuro e sembra davvero lontanissimo.
 
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,18:56
"Sballiamo" con un po' di verde e di sorrisi
Io non mi sono mai fatta una canna (BOOM!che notizia, ma si sapeva, no?).
Detto questo. Non significa che se io non faccio uso di droghe esigo che gli altri facciano altrettanto. Sono sempre per la libertà. Se un mio amico si droga, posso dirgli che secondo me sta facendo una cazzata e cercare di farlo ragionare. Insomma, posso non essere d'accordo con quello che fa, ma non posso vietarglielo. Però mi sento di sottoscrivere quanto detto ieri da Beppe Severgnini sul Corriere, a proposito di quell'incidente che è costato vita e salute di una scolaresca. A me per esempio bere un po' (più o meno, dipende. Stasera per esempio sarei per "moltomolto") di alcol piace. E non sono una bestia rara, gli astemi sono pochi. E poi per esempio una mia amica è astemia solo quando ha voglia (tipo se siamo a Lisbona e si beve aggratis e in 40 ci ubriachiamo, lei è astemia). Sono anche una persona responsabile, ed etilometro a parte, di solito evito di bere se devo guidare, ancor più se devo portare a casa degli amici.
Poi amici esperti possono anche dirmi che quando ti fai una canna guidi a 40 Km/h (mah!) e posso prenderlo come dato di fatto. Ma se sei un autista di professione non ti fai una canna prima di metterti alla guida. Certo, la notizia è stata strumentalizzata in modo nauseante, ho letto articoli strappalacrime esagerati (sono sempre del parere che il lutto rientri in una sfera più che privata), ma ci ha messo davanti agli occhi un problema.
Esami delle urine e confessione del "colpevole" confermerebbero tutto. Quindi è un problema, no? Vietare le droghe è complicato, in fondo non lo trovo neanche giusto. Mi spiego. Giustissimo che le droghe pesanti siano vietate, ma ci sono anche le persone dipendenti dai farmaci per una semplice questione psicologica e c'è chi si beve dieci caffè al giorno altrimenti non arriva a sera. Anche queste sono dipendenze e sono nocive per la salute. Alcune scelte andrebbero lasciate alla coscienza di ciascuno.
(Bisognerebbe vedere dove effettivamente la coscienza sia, ma è una questione troppo grossa).
In che senso? Generalmente si parte dal presupposto che siamo dotati di buon senso e che se sappiamo che una cosa ci fa male, non la facciamo. Sappiamo bene però che la tentazione è troppo forte e anche Oscar Wilde diceva che il miglior modo per liberarsene è cederle. A questo punto resta solo una cosa da chiarire. Se fai una cazzata (nonostante consigli, adesivi, manifesti, articoli etc etc) - e con cazzata intendo la droga, l'alcol, le sigarette, il caffè - e questa coinvolge solo te, alla fine sei uno scemo e sono affari tuoi. (E non voglio essere cinica, se avessi un amico in difficoltà, ripeto, lo aiuterei.)
Se questa tua cazzata però, mette in discussione la sicurezza di chi ti circonda - e qui parlo di alcune cose in particolare - e da solo non ci arrivi (e a quanto pare, non ci arrivano in tanti), allora che si facciano delle leggi serie. Perchè al momento, se mi controllano per strada possono provare con il palloncino che ho in circolo più alcol che sangue, ma non altre sostanze e non possono fermarmi, casi lampanti a parte.

A questo punto, faccio il mio piccolo passo verso l'umanità e consiglio la lettura di Focus N.176 giugno 2007. In questo numero c'è un intero dossier sul cervello. Si parla di déjà vu, ricordi, sdoppiamenti e, attenzione, di "come sballare senza droghe".
L'ho letto. Sembra di scoprire l'acqua calda, ma è un bel riepilogo di quei piaceri della vita innocui ed efficaci che possono migliorare le nostre giornate.
E guardando questa tabella, forse dovremmo porci qualche domanda e prendere in considerazione questi saggi consigli.
 
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venerdì 11 maggio 2007,21:56
Impressioni di settimana calante
Una settimana che inizia di mercoledì è già strana per conto suo.
Si comincia un po' straniti, in quel giorno in cui la G vaga da un'aula all'altra del Cairoli, nei "laboratori" (e le virgolette sono d'obbligo), perchè nonostante tutto siamo in tanti a studiare le lingue morte (ma io direi tanto tanto altro) e non c'è spazio per tutti. Poi la prima insufficienza vera nei miei cinque anni di liceo...del resto non potevo uscire immacolata. Anche se più ci penso e meno capisco, lo accetto e amen.
Bene. Poi ho visto Bobby. E ho avuto la conferma che la Politica è una cosa e i nostri politici un'altra. Poi, vediamo. Mi sono resa conto che sconvolgere il futuro è divertente. Insomma, non radicalmente, ma un pochino, abbastanza però per stravolgere le idee a cui mi ero abituata. Mercoledì, nel tardo pomeriggio, invece, sono stata al supermercato e due che lavoravano nel reparto macelleria stavano litigando e uno dei due urlava in modo così imbarazzante che l'altro avrebbe potuto tagliargli la gola con una mannaia per farlo tacere.Intanto la gente noncurante vagava per le corsie con le idee più o meno chiare sulla sua spesa, come se niente stesse succedendo in mezzo a quei pezzi di carne cruda e coltelli. In generale trovo divertente andare al supermercato. Mercoledì è stata un'esperienza singolare, da annotare.
Ho inoltre avuto una nuova idea, ma non so se c'è il tempo materiale per metterla nero su bianco. Infine, oggi è venerdì, sono quasi le dieci di sera e io sono stanca. Questo fine settimana si prospetta tutt'altro che sereno e riposante. Incorniciato e sommerso da libri di latino, testi innumerevoli da sapere a memoria, commenti e analisi grammaticale, vitamorteemiracoli di ogni autore studiato o accennato. Meglio non pensarci, meglio dormire e buonanotte a tutti, soprattutto a me. Perchè quando ho pensieri, di solito dormo male o non dormo affatto. E forse stasera la tisana di Londra ci sta.

Listening to: This is what you are - Mario Biondi
 
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mercoledì 9 maggio 2007,17:17
- 43
Dopo tutto, a -43 giorni dal 21 giugno, potrebbe esser peggio.
4, 3, 2, e volendo anche 1.

Noncelafacciopiùnoncelafacciopiùnoncelafacciopiù.
 
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martedì 8 maggio 2007,16:12
Parliamone. Pavel Althamer
In questi giorni di ponte, durante i quali avrei dovuto studiare parecchio, ovviamente ho trovato le mie fonti di distrazione (ci mancherebbe altro) e mi sono tolta lo sfizio di leggere le notizie sul giornale e di non ascoltarle solo vagamente dalla radio. Oggi addirittura ne ho comprati due, di quotidiani.
Quindi. Potrei commentare la vittoria di Sarkozy, la confessione di Ivan Basso, il nascituro Pd. Invece no, preferisco non rischiare, perdendomi in argomenti troppo vasti per me. Mi limito a leggere e a farmi delle idee, poi, nel caso, mi lancerò in discussioni faccia a faccia.
Questo però mi sento di fare. Parliamo della mostra appena inaugurata a Milano, negli spazi della Palazzina Appiani dell’Arena Civica di Milano. Si tratta di una personale di Pawel Althamer, artista polacco nato nel 1967. Lanciata in modo stravagante e provocatorio, visibile da chiunque passi nei paraggi. Con un autoritratto gonfiabile, nudo, sospeso nel cielo di Milano. Spero che non riceva attacchi insulsi di genitori scandalizzati o ipocriti puritani, nel qual caso mi impegnerei personalmente e raccoglierei una serie infinita di immagini decisamente più scandalose di questa. L'installazione di Althamer è già stata paragonata ai manichini impiccati di Cattelan e ok, è così. Io non conosco Althamer, ma mi ha molto incuriosita. Anche perchè è contemporaneo e di arte contemporanea si parla troppo poco. Cercherò di andare a vederla, questa mostra e poi mi esprimerò in un giudizio, perchè in realtà sono abbastanza scettica e prevenuta su un certo tipo di arte, quella corrente nata dopo il '68, quella rivoluzionaria nel modo più esasperato, tipo performances, body art etc. (Marina Abramovic, una per tutti). Ma sono la prima a criticare la commercializzazione del prodotto impressionismo, a mio parere decisamente sopravvalutato e molto facile per un pubblico inesperto. Tanta pubblicità per la nuova mostra di Villa Olmo, infatti, che a mio parere, ha saputo fare di meglio (per esempio l'anno scorso con Magritte), ma che si arma di un bel Pisarro in locandina. Carina la mostra sui macchiaioli di Torino, ma siamo sempre lì, ancorati all'800 e sempre più lontani dal 2000.
 
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domenica 6 maggio 2007,18:45
POP anch'io
Ultimamente ho questa idea fissa del Pop.
Sono diventata una maniaca del Pop, del concetto di Pop, quello puro bello e buono.
Quella qualità della gente che può arrivar a tutti, perchè la gente è fatta di persone e ogni persona è unica.
Ma. C'è qualcosa che non va. Perchè.
Abbiamo bisogno del Pop, anche quando la sua degenerazione ci nausea o ci fa schifo.
Noi siamo Pop e c'è poco da fare. Lo è anche chi disprezza reality show (io), televisione (sempre io), libri da quattro soldi pubblicati e venduti con facilità (anche).
Ma il Pop è anche questo. Noi siamo il secolo del POPular e volenti o nolenti lo viviamo in pieno. Ed è un concetto che ha stravolto il mondo, perchè "in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti" e tutti abbiamo voglia di essere (o sentirci) qualcuno. E cerchiamo di raggiungere questo obiettivo nei modi più disparati e più stupidi.Partecipando a un reality, muovendo le chiappe davanti a una telecamera, cantando anche se siamo stonati, scrivendo un blog. Oppure facendo un provino per una trasmissione radiofonica. O ancora scrivendo racconti e sperando di poterne fare la nostra vita.
Il frigorifero è Pop, il cellulare è Pop, la scuola è Pop.
Tutti hanno un frigorifero, tutti hanno un cellulare, tutti vanno a scuola.
Uno scemo diventa famoso e l'intelligente spesso non è abbastanza Pop.
A noi (plurale maiestatis) il Pop piace. Evviva gli anni '50. Evviva le cose alla portata di tutti.
Ma allarghiamo gli orizzonti, perchè stiamo per essere inglobati nell'entroterra come un magma acido anatettico. E questo, in fondo, Pop o meno che sia, è abbastanza sconfortante.
Rispettiamo le opinioni, prima di tutto. E la Fede e il Credo e le Persone. Questo è Pop, perchè è diverso, ma è di tutti.
Riconosciamo la qualità, perchè scegliere la qualità è comunque una bella cosa. E può essere anche meravigliosamente Pop. Io adesso non voglio stare a fare l'esteta e nemmeno l'idealista che si perde nella sua bolla d'aria, ma ci sono ampi margini di miglioramento, pur restando Pop....o no?

Listening to: Lollipop - Mika
 
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sabato 5 maggio 2007,15:55
Monologo
Una nuova busta chiusa pronta da spedire.
Pioggia gocce vetro pianoforte e fisarmonica.
Luci offuscate e vista appannata.
Nebbia o forse siamo dentro una nuvola e per un attimo tocchiamo il cielo e non sappiamo bene dove siamo. Teniamoci stretti scaldiamoci in questi giorni freddi umidi sbagliati di maggio.
Lettere che corrono veloci una dietro l'altra finchè non scopro la consapevolezza del pensiero è solo scorrere di parole come gocce della stessa pioggia che fuori bagna ogni cosa ma non disseta.
Il sole si nasconde e solo qualche raggio illumina i miei occhi che oggi sono grigi e ripenso a quel vento caldo alla sedia bianca di plastica. Erano le tre di notte e tutto era diverso anche io.
Quando si pensa non ci sono virgole solo qualche punto di pausa che pausa non è perchè leggo le tue parole scruto i tuoi occhi sento le tue mani e ascolto la tua voce. Non ammetto che succede e non voglio neanche sapere quale sei dei quattro se quattro sono o forse cinque forse uno o nessuno. Ci sono giornate sbagliate come queste. Bisogna solo lasciarsi avvolgere e trascinare. Niente respiri niente sbandate niente battiti. Semplicemente tanto di tutto nel grigio luminoso e perlaceo di questo pomeriggio e di ieri o forse era oggi? Ma sarà anche domani e se fosse un anno fa a quest'ora adesso non saprei cosa fare ma è oggi o forse domani e questo è un flusso di coscienza che alla fine ognuno intepreta come vuole. Anche io.

Listening to: Le Retour - Yann Tiersen
 
scritto dalla vale* Permalink ¤ 0 comments
martedì 1 maggio 2007,23:09
Où et quand?

 
scritto dalla vale* Permalink ¤ 6 comments
,10:53
Era una strana donna.
- Tu devi essere colui che ha superato le prove del labirinto armonico.
- Superato, superato...si fa per dire..non riesco più a discernere qual è la realtà e qual è il sogno.
- Sono due vite parallele. Perchè limitarsi ad accettarne una sola?
[...]
- Sei riuscito a passare molte prove. Ti sei iniziato al mondo segreto di Mu.
- Allora posso uscire?
- Certamente, ma sei sicuro che il mondo fuori ti piacerà ancora?
- Insomma..come tu hai detto, c'è sempre la possibilità di risvegliarsi da un incubo per vivere un bel sogno..
- da Corto Maltese, "Mu, la città perduta" di Hugo Pratt -

Ci sono periodi in cui mi concedo di sognare qualcosa di diverso.
Talmente improbabile da non provocare danni.
Non sono in grado di vivere una realtà..reale.
Vorrei sempre di più, vorrei sempre diverso.
Verso liquido nel bicchiere di vetro. Chissà se acqua o alcolico.
Gli altri parlano. Rido. Rido perchè sto bene.
Ma sto bene sul serio? E lascio scivolare in gola un altro sorso di birra, o forse sangria. O semplicemente acqua?
E insieme a quel sorso, scivolano anche parole, scivolano e lì, da qualche parte, si incastrano.
Sogno perchè non smetto mai di pensare.
Sogno parole, sogno storie, sogno fiabe.
E gesti, musiche, profumi, sapori.
Ma sogno diverso.
E questi discorsi mi fanno sentire fuori luogo.
La cosa peggiore è che temo di essere fuori luogo, di diventare un'estranea in poco tempo.
No, non mi interessa. E non ho neanche avuto il coraggio di dirlo.
E' diventato verde il semaforo e sono dovuta partire.
La diversità è una ricchezza. Perchè dobbiamo conformarci?
Crack. La viennetta o uno sparo?

Era una strana donna; i suoi vestiti sembravano sempre disegnati in un impulso di rabbia e indossati durante una tempesta. Era regolarmente innamorata di qualcuno e, poichè le sue passioni non erano corrisposte, aveva conservato intatte le sue illusioni. Cercava di apparire pittoresca, ma riusciva solo a essere disordinata. Si chiamava Vittoria e aveva la mania di andare in chiesa.
- da "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde -
 
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