domenica 29 aprile 2007,19:24
Corto Maltese
Mi piace tanto perchè interpreterei facilmente la parte di una di quella femmes di Corto Maltese.

Lo lascerei entrare e poi andare via.
Sarei anche io su una di quelle tavole, tra gli addii.
Quegli addii che valgono più di qualsiasi ti amo.

Oppure...oppure lo seguirei. Vivrei una vita di avventure, vedrei posti esotici e lontanti.
Diversi da qui, altrove.

Sono qui ad aspettare. Avevo un appuntamento.

Grazie, era quello che ci voleva. E tu lo sapevi.

 
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sabato 28 aprile 2007,21:03
Un cumulo d'immagini infrante

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L'estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con un scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un'ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l'arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d'inverno vado nel sud.
[...]

- da The Waste Land: La sepoltura dei morti, T.S. Eliot -
 
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,14:54
Untitled
Fuori c'è il sole. Io cucino e le finestre sono aperte e profumi, suoni, colori, si mescolano. Posso sognare e posso sperare. E sentire un po' di serenità dentro, lì dove ci può essere il ghiaccio o un pugno di sabbia. Fuori c'è il sole e oggi ho voglia di disegnare. Un altro titolo e rischio di scadere nella banalità. E' bastata una lettera e poche ore dopo ecco un altro punto. La settimana corre via e neanche ho il tempo di fissare delle immagini. I giorni scappano e la fine è sempre più vicina ed è un sollievo. Oggi va tutto bene così. La casa vuota, il ticchettio dell'orologio e non riesco a prendere sonno. Il buio, ma anche qualche fascio di luce e gli occhi sono sbarrati. Il respiro profondo di mio fratello e io non dormo. Un attimo e suona la sveglia e che strano cominciare la giornata così. L'olio sfrigola sul fuoco, birra rossa nel bicchiere. Forse troverò il coraggio di mettere la caffettiera sul fornello, quella piccola, da uno. Anche la piantina grassa oggi tace. Probabilmente sa che non c'è bisogno di parole. Ma casa mia non è fatta per essere vuota. E il silenzio della notte rimbomba, risuona di sogni. Oggi è tutto strano. E tutto va bene così.
 
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venerdì 27 aprile 2007,14:59
The Prestige

 
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martedì 24 aprile 2007,15:51
Love today
Chiudo la porta blindata, ma ci sono le finestre spalancate.
Perciò è entrata una mosca gigante, forse più fastidiosa di mio fratello (che invece è fuori dalla porta).
Bella giornata, davvero.
 
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lunedì 23 aprile 2007,22:50
Damnatio memoriae
Mi bruciano gli occhi.
Chiudo il libro.
Ci penserò tra qualche ora, dopo un po' di sonno, con una doccia calda.
Sento ancora quella canzone e stasera fa un male tremendo.
Vedo quel cielo, quella strada. Il lago.
Fa male.
Nessun cadavere sulla sponda stasera, solo quel respiro reciso e quel pezzo di pane ammuffito.
Quella musica continua a suonare, imperterrita.
E la strada continua a scorrere, accompagnata dal nostro silenzio e dal mio imbarazzo.
Il lago luccica lontano.
Ormai alle mie spalle.
Vorrei che fosse così, ma gli occhi bruciano.
Stanchezza o lacrime, che differenza fa?

Listening to: Linger - The Cranberries
 
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domenica 22 aprile 2007,14:19
Il ritratto di Dorian Gray
Ella scosse la testa. "Credo nella razza" esclamò.
"E' solo quel che sopravvive della forza".
"Ha un suo sviluppo".
"Mi interessa di più la decadenza".
"E l'arte?" chiese lei.
"E' una malattia".
"L'amore?"
"Un'illusione".
"La religione?"
"Un surrogato alla moda della fede".
"Sei uno scettico".
"No, assolutamente. Lo scetticismo è il principio della fede".
"Che cosa sei, allora?"
"Definire è limitare".
"Dammi un filo da seguire".
"I fili si spezzano, e potresti smarrirti nel labirinto".
"Mi disorienti. Parliamo di qualcun altro".
"Il nostro ospite è un soggetto piacevole. Anni fa lo avevano battezzato Principe Gentile".
"Ah, non ricordare queste cose" esclamò Dorian Gray.
"Il nostro ospite è piuttosto bisbetico, stasera" disse la duchessa arrossendo. "Deve credere che Monmouth mi abbia sposato per puro interesse scientifico, come il migliore esemplare di farfalla moderna che potesse trovare".
"Bene, spero che non vorrà trafiggervi con degli spilli, duchessa" esclamò Dorian ridendo.
"Oh, lo fa già la mia cameriera, signor Gray, tutte le volte che è irritata con me".
"E perchè mai si irrita contro di voi, duchessa?"
"Per le ragioni più sciocche, signor Gray, credetelo. In genere perchè arrivo alle nove meno dieci e le dico che devo esser pronta per le otto e mezzo".
"Ma non ha proprio senso comune. Dovreste sgridarla".
"Non oso, signor Gray: diamine, è la creatrice dei miei cappelli. Ricordate quello che portavo alla festa campestre di Lady Hilstone? No, naturalmente, ma è molto gentile da parte vostra il dire di sì. Ebbene, me lo fece con niente. Tutti i bei cappelli sono fatti di niente".
"Anche le belle reputazioni, Gladys" interruppe Lord Enrico. "Ogni volta che si ottiene un certo successo ci facciamo un nemico. Per essere popolari bisogna essere mediocri".
"Non con le donne," disse la duchessa scuotendo la testa "e le donne governano il mondo. Credilo, non possiamo sopportare la mediocrità. Noi donne, come ha detto qualcuno, amiamo con le orecchie, così come voi uomini amate con gli occhi, se pure riuscite ad amare".
"Mi sembra che non facciamo altro" mormorò Dorian.
"Ah! Allora voi non amate veramente, signor Gray" rispose la duchessa con un tono di beffarda amarezza.
"Mia cara Gladys!" esclamò Lord Enrico. "Come puoi dirlo? L'avventura amorosa vive nel suo ripetersi, e la ripetizione trasforma il desiderio in arte. Inoltre, ogni volta che si ama è l'unica volta che amiamo. Il mutare di un oggetto non altera l'unicità della passione: solo la intensifica. In tutta la vita possiamo avere, nel più felice dei casi, una sola esperienza, e il segreto dell'esistenza consiste nel ripeterla il più spesso possibile".
"Anche quando ne siamo rimasti feriti, Enrico?" chiese la duchessa dopo un silenzio.
"Soprattutto quando ne siamo rimasti feriti" rispose Lord Enrico.
La duchessa si volse e guardò Dorian Gray con una strana espressione negli occhi. "Che cosa ne dite, signor Gray?" chiese.
Dorian esitò un istante. Poi rovesciò indietro la testa ridendo. "Io sono sempre d'accordo con Enrico, duchessa".
"Anche quando ha torto?"
"Enrico non ha mai torto, duchessa".
"E la sua filosofia vi rende felice?"
"Non ho mai cercato la felicità. Chi vuole la felicità? Ho cercato soltanto il piacere".
"E l'avete trovato, signor Gray?"
"Spesso, troppo spesso".

- da "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde -
 
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sabato 21 aprile 2007,18:45
La ragazza di Bube
"Mara sbadigliò. Era una bella noia essere costretta a stare in casa per colpa del fratello! Le venne in mente che avrebbe potuto lo stesso andarsene fuori: Vinicio si sarebbe messo a strillare, e poi la sera lo avrebbe raccontato alla madre; ma lei avrebbe potuto sempre dire che non era vero. E, dopo, gliele avrebbe anche date, a Vinicio.Le piacque talmente l'idea che le venne una gran voglia di farlo. Ma poi indugiò a guardarsi nello specchio ovale del cassettone. Si mise le mani sotto i capelli, per vedere come sarebbe stata se li avesse avuti gonfi. Il vetro era scheggiato per traverso, sì che non ci si poteva specchiar bene: la faccia non entrava tutta."

Per rimanere in argomento.
Oggi un'amica ha voluto che le consigliassi qualche lettura.
Dopo tanto tempo, mi è tornato in mente l'unico libro che io abbia letto con gusto per ben due volte (cosa che non faccio assolutamente mai).
"La ragazza di Bube" di Carlo Cassola è uno dei miei libri preferiti, fino ad ora.
 
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venerdì 20 aprile 2007,19:33
1001
C'è chi la tv non la compra. Da noi c'è, ma è disoccupata, nel senso che è accesa generalmente solo per il Tg e considerato che anche quello dopo pochi minuti nausea, è quasi sempre spenta.

Ultimamente ho riscoperto (ascoltavo questa trasmissione un paio di anni fa, quando mi allenavo a Biandronno) Dispenser su Radio2 e l'altra sera uno dei servizi riguardava un tale professor Peter Boxall, che ha pubblicato un libro intitolato "I 1001 libri da leggere prima di morire".
Cito dall'introduzione di Matteo Bordone:

"È bene ed è naturale che ci siano delle
lacune, sia perché se no non ci sarebbe niente da far conoscere agli altri
quando ci si tampina, sia perché non si può vedere sentire e leggere tutto e
una vita senza capolavori da scoprire sarebbe triste."


Ecco, è vero. Sono perfettamente d'accordo. Ma spesso succede che io mi trovi in Libreria (quella del Corso, ovviamente) o davanti ai numerosi e pienissimi scaffali di casa mia e che mi giri la testa. E' nato in me ultimamente uno spiccato interesse per i classici. Sarà l'università che si avvicina, sarà che ho bisogno di avere davanti dei fari illuminanti che nel panorama attuale sono piuttosto scarsi, ma fatto sta che mi è venuta voglia di leggerli quei must dei grandi della letteratura. Qual è il problema? Non il reperirli, tra casa e biblioteca/Libreria a due passi.
Il tempo. E il numero esagerato di classici. Perchè i classici vanno da (mi permetto di escludere gli antichi, anche se hanno il merito di essere le nostre più solide radici) Dante e Boccaccio alla letteratura del '900. Prima metà del '900. Poi si arriva ai contemporanei e diventa più difficile. Anzi, diventa una tragedia, perchè ormai pubblicano davvero di tutto e come dicevo con un caro amico di famiglia, accanito lettore, se prendi la metropolitana o il treno, tanti avranno tra le mani i best sellers degli ultimi tempi, pochissimi un Adelphi (tanto per dirne uno a caso), nessuno un classico (chessò, Hemingway o Dostoevskij, per dirne due a caso). Che poi anche io spesso mi dedico a letture di secondo ordine, essenzialmente perchè mi voglio rilassare, mi voglio riposare, voglio smettere di pensare (e non ci riesco comunque), ma il punto è che il mio libro preferito resta "Il Piacere" di D'Annunzio e che nessuno lo supera. Anzi, a pari merito metterei "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde. E me ne mancano centinaia da leggere. Centinaia. Non è mia intenzione seguire quei 1001 di Boxall, ho in mente una lista personalizzata.
E' che è un forte desiderio, ho ritmi di lettura elevati. Posso farcela. Ma avrò sempre delle grandi lacune. E va bene così.
 
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,14:33
Trouble
"Oh no, I see
A spiderweb and it's me in the middle
So I twist and turn
But here I am in my little bubble"
- Trouble, Coldplay -
Silenzio.
 
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martedì 17 aprile 2007,17:31
Parallel universe
In una dimensione parallela.
Un sedicenne non avrebbe motivi per togliersi la vita.
Una tredicenne nemmeno.
In una dimensione parallela.
Un ventitreenne non sparerebbe a sangue freddo su 32 coetanei.
Non punterebbe poi la pistola su di sé.
In una dimensione parallela.
Un uomo non morirebbe mentre svolge il suo dovere.
In una dimensione parallela. Già.
Forse non ci sentiremmo chiusi in un grande manicomio.
Forse innaffieremmo con una canna dell'acqua i sassi e ne nascerebbe qualcosa.

"Dimensione parallela" liberamente tratta da qui.
 
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lunedì 16 aprile 2007,16:39
Una ballata del mare salato
Tratto da "Una ballata del mare salato" di Hugo Pratt
Mi piacerebbe un uomo come Corto Maltese. Un delinquente buono. Che prende e va. E ti dice cose così...da marinaio. Solo che lui è un pirata, e il pirata ha tutto un altro fascino. Un addio che vale più di qualsiasi "ti amo" pronunciato al chiaro di luna, in una serata qualunque.
Listening to: Blue moon - Billie Holiday
 
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,14:07
White stripes
Considerazioni sui romanzi Iolao e Fenicie (quest'ultimo di Lolliano) (max 8 righe)

Otto righe che vorrei riempire con dei fitti insulti, tutto quanto mi è concesso dalla mia mente offesa di fronte a una domanda del cazzo come questa.
Odio i forse, liodioliodioliodio!
Ma che domanda è?? La mia risposta sono otto righe bianche, mi sono collegata a storia dell'arte. Si chiama "opera concettuale", spero che apprezzi il link.
Un link intelligente, mica come la tua domanda del cazzo.
 
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domenica 15 aprile 2007,21:58
Caffè nero bollente
E ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente
in questo nido scaldato ormai da un sole paziente
che brucia dentro di me, che é forte come il caffè
un pomeriggio così, oh no, non voglio star qui!
- Caffè nero bollente, Fiorella Mannoia -


Stappo la bottiglia.
E' lì da qualche giorno, come se esistesse un momento giusto per aprirla e gustarne il contenuto.
Quel liquido ambrato, amarognolo e latore di una pace dei sensi senza paragoni.
Da quando la mia piantina grassa è in buona compagnia e ha cambiato locazione, si è messa pure a parlare. Gode di ottima salute, sfrutta l'umidità dell'ambiente. Non soffre più, lei.
Avvicino la bottiglia alle labbra, vorrei chiudere gli occhi per conferire la giusta solennità al momento. Del resto questa birra compensa la coca-cola di ieri, e un sacco di altre cose, soprattutto. Vorrei, ma lei, che si sente in formissima (lei), ha deciso di guastare le feste.

- Sai che la domenica non sono mai di buonumore. Quindi non è una domanda da fare. Zittita. Uno a zero per me, palla al centro.
- Non volevo affatto chiederti come stai.
- Ah no?
- Sei diventata monotona.
- Tesoro, tu pungi, io soffro. E' la vita.
- Quindi sarebbe colpa mia?
- Scema, ovviamente no. E' che di cactus sulla strada ne ho trovati tanti.

E adesso chiudo gli occhi e con un gesto teatrale ingoio voracemente un bel sorso di birra.

- Sei penosa.
- Tu, ti sei vista? Non reggeresti neanche un goccetto di questa roba nel tuo terriccio.
- Cosa centra? Sono astemia.

E giù un altro sorso, a stomaco vuoto, giusto per sentire meglio l'effetto che fa.
Mi gira leggermente la testa, ma è una sensazione vagamente piacevole.

- Come va?
- Hai detto che non me l'avresti chiesto.
- Ho cambiato idea, non si può?
- Schizofrenica.
- Allora, come va?
- Senti. Te lo ripeto. Lascio andare. E questa cosa mi fa venire l'orticaria.
- ...

Dopotutto, mi mette a mio agio, la piantina. Che sta alla grande, lei.

- Ok, è successo di nuovo, sì, insomma, stavo guardando la caffettiera sul fuoco e il caffè è uscito.
- Ancora?
- Eh sì. E sai che queste cose mi fanno diventare acida come uno yogurt scaduto.
- Ho notato.

E' adorabile, sembra capire seriamente il dramma di tutto quel caffè sparso sulla cucina del gas davanti al mio sguardo attonito. Il suo sguardo invece è stranamente indecifrabile.

- Ieri sera ho bevuto una coca-cola e mi sono dimenticata di chiedere di non metterci il limone.
- Un dramma. Questo spiega tante cose.

Finisco la mia birra.
Guardo la piantina, tutta felice e con le spine dritte dritte, lei.
Metto il tappo alla bottiglia, apro il frigo, appoggio la bottiglia al suo posto.
E sul piano cottura, un laghetto di caffè ancora da prosciugare.

 
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,15:00
Il pendio dell'abbandono
La realtà.
La realtà è una dei tanti possibili involucri.
Guardo il caffè uscire senza sosta.
Non trovo la manopola del gas giusta da girare. La fiamma è alta.
Musica dolce per assaporare l'amarezza.
Non sono io che voglio chiudermi in un altrove. Tutti lo fanno.
Io ho scelto un altrove in cui spesso manca l'aria.
L'indistruttibilità del diamante mi ha sempre affascinata, in modo quasi morboso. Il diamante, quale materiale migliore, per rinchiudersi al sicuro, per poter guardare fuori senza disturbare?
Mai provato la sensazione che gli altri possano benissimo fare a meno di te? Spesso. In compenso non potrei vivere senza di me.
Sentirsi soli. Un male inguaribile.
Osservo con gli occhi lucidi e annebbiati una macchia di caffè spandersi sul piano cottura.
- Come va?
- Ma come cazzo vuoi che vada? Lascio andare.
Prendo la spugna.
E io odio lasciare andare, annegare nella mediocre quotidianità governata dal Nulla di parole vuote e immagini false. La definisco sofferenza positiva.
Cresco nella consapevolezza di molte cose. Brutta roba usare la parola "cosa", ma come definire questo tutto e questo niente?
Lentamente spegnersi nell'apparenza.
Un incubo ricorrente.
- Concordo pienamente con la definizione di nitore. Sono parole tremende.
E tu, a cui non chiedo di capire, ma solo di giudicare...tu capisci tutto il dramma racchiuso in una manciata di parole partorite dopo una dolorosa gravidanza di mesi.
La chiamano elaborazione del lutto.
Lei chiude gli occhi e vede un cadavere ansimante, distrutto dagli spasmi, sulle rive del lago.
Lui stringe un'altra, vicino, troppo vicino a quell'agonia sanguinante.
Verso il caffè indagando la mia mente e sorrido.
Il ridicolo e il drammatico di tutto questo è il mio sorriso. E i miei occhi grigi.
 
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sabato 14 aprile 2007,15:07
Eppur mi son scordata di te
Respiri recisi.
Riflessi smorzati.
Apro gli occhi, su un cielo pesante e grigio.
Scorrono campi coltivati, terra bagnata.
Immagini veloci e inafferrabili di un altrove distante e segreto.
Passeggio stringendo una mano.
Impalpabile, in un dove privo di tempo e di luogo.
Un'ombra senza volto.
Parole sussurrate, divorate, conservate.
Flebili sospiri di un cuore indebolito dall'attesa.
Un sussulto e senza voce sei Principe del mio Nulla di carne e sangue.
Saremo insieme nella nebbia e allora tu svanirai nel vapore di un sogno infranto.
 
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mercoledì 11 aprile 2007,22:04
L'antidoto
48 ore. Sono solo 48 ore, anzi, qualcosa di meno.
Tra 48 ore sarò di nuovo sul mio divano.
E allora perchè sono così agitata??
Ho studiato. Punto.
Che lo spirito di Alfieri sia con me. Amen.
 
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,18:48
Argh!
E' tutto un work in progress.
Che mi sta urtando il sistema nervoso.



Aggiornamento --> è tutto a posto grazie a un consiglio tecnico che ha impedito all'ultimo minuto l'esaurimento nervoso della sottoscritta :)
 
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martedì 10 aprile 2007,21:14
Nobody else but you
E' colpa del sole.
Cin cin.
 
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lunedì 9 aprile 2007,19:21
Lago

Guarda come dondolo, guarda come dondolo...

Mi attrae, in modo indescrivibile, questo pozzo nero e vischioso.
Ci rimarrei attaccata, appiccicata, come in una tela finemente tessuta da un infido ragno.
Niente papere, niente briciole, niente cadaveri sulla sponda oggi.
Solo un bel sole primaverile, un buon gelato, una strada libera, tanto verde e tanto azzurro.
Che potresti metterti a testa in giù e guardare il mondo da lì, perchè sono una manciata di ore sospese in un tempo e in un luogo molto lontani da qui.
E tornando a casa, eccolo, il confine tra la luce e l'ombra, lì dove il sole scompare dietro le montagne.
Il pozzo è qui, a pochi centimetri. Potrei lasciarmi andare, senza pensarci troppo. E rimanere appiccicata, senza via di scampo, come una formica nel miele.

 
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,11:51
Le vite degli altri
 
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domenica 8 aprile 2007,19:15
A un passo da...
Oh cielo!...
Amo, sì; poichè a dirtelo mi sforzi;
io disperatamente amo, ed indarno.
Ma, qual ne sia l'oggetto, né tu mai,
né persona il saprà: lo ignora ei stesso...
ed a me quasi io 'l niego.
- Mirra, Vittorio Alfieri -

Ci sto ricadendo, ci sto ricadendo, ci sto ricadendo.
Cazzo.
(Condetemelo).
 
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sabato 7 aprile 2007,18:50
La grande fogna
Lucciole sveglie nell’ora sbagliata.
Mi gira la testa.
Cado su un rovo.
Le mani pesanti, come blocchi di cemento a presa rapida si appoggiano ferocemente a terra.
Una belva spalanca le sue fauci, cerco di fuggire, la voce rimane strozzata nella mia gola.
Sempre più vicina, sempre più vicina, sempre più vicina.
Sento la sua bava sgocciolare dietro i miei passi.
La belva sta per avermi.
Le mani sempre più pesanti, la mente sempre più porosa, pronta ad assorbire tutto e a non partorire niente.
Il fiato caldo, umido, sulle mie spalle.
Sempre più vicina, sempre più vicina, sempre più vicina.
Quella bocca, simile a un baratro senza fondo, emette odore di fogna, della peggiore feccia mai generata su questa Terra di feccia.
La visione della mia carne maciullata da quei denti gialli e marci è straziante.
Ho comprato un pennarello blu.
(Oltre alle 100 fotocopie).
 
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venerdì 6 aprile 2007,11:30
Un altro stupore perfetto
Deep beneath the cover of another perfect wonder
where it's so white as snow
Privately divided by a world so undecided
and there's nowhere to go
In between the cover of another perfect wonder
And it's so white as snow
Running throught the field where all my tracks will
be concealed and there's nowhere to go oh!
- Snow (Hey oh!), RHCP -

Un buonissimo ripiego su me stessa.
Anche se questi tre giorni lontana dai miei doveri, mi stanno schiacciando.
Sembra un puzzle irrisolvibile. Sono semplicemente i prossimi dieci giorni da gestire con dignità.
In fondo è solo un concorso e io non ho materiale sul quale studiare.
E questo pensiero mi toglie il sonno la notte. Aiuto.
Allora ripenso alla musica in auto, alle centinaia di chilometri percorsi in soli tre giorni.
Alle due ore di studio in quel bar di Cori, all’architetto a cui non piace la sezione aurea che mi porta ad ammirare un tempietto del II secolo a.C. nascosto in mezzo alle case di un paesino arroccato. Al pesce per pranzo in riva al mare, all’incontro con la Signora L.B. che mi regala un libro sulla camorra e che mi lascia stranita e colpita. Alla pioggia che batte insistente sul vetro, a ritmo di Yann Tiersen, mentre il Pescatore Giallo raccoglie alghe con la sua rete, senza demordere. E noi scattiamo fotografie, giriamo filmati con il telefonino, scegliendo la musica di sottofondo e l’inquadratura giusta. Poi diventa buio, non smette di piovere e andiamo a mangiare una pizza in quello stesso ristorante in riva al mare. Si dorme e si riparte. Sosta per shopping, la tua pazienza di Giobbe e finalmente un paio di jeans giusti. Ancora asfalto e campagna, Red Hot Chili Peppers, Dire Straits e Coldplay, cadenzati dagli schciok dei moscerini senza casco che lasciano disgustose macchie bianche e rosse sul vetro. E poi la chicca finale: la Bettola del Buttero. E per fortuna che è giovedì, perché passarci di Venerdì Santo e accontentarsi di una bruschetta sarebbe stato un sacrilegio. Pranzo pantagruelico. A cena ci si accontenta di un cappuccino.
Adesso devo recuperare. E mi manca già il fiato. Asti è il mio incubo ricorrente. La terza prova quello immediatamente successivo.



Una bottiglia di grappa di produzione propria.
- Io non penso che tu beva.
- No no, bevo bevo…eccome!
- Ahhh…brava! Allora sei una tosta.
..e se lo dice lei, c’è quasi da crederci.

"Per ora puoi dire di aver fatto la cosa più romantica della tua vita con tuo Papà".

 
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lunedì 2 aprile 2007,20:37
Crisalidi funebri
[…]

Mille pensieri dormivano, crisalidi funebri,
fremendo inavvertiti nelle pesanti tenebre,
che spiegano l’ali e si librano multicolori,
azzurri, iridati di rosa, laminati d’oro.

Ecco l’inebriante ricordo nell’aria turbata
volteggia; gli occhi si chiudono, l’anima vinta è afferrata
dalla Vertigine che la spinge a due mani
verso un abisso oscurato da miasmi umani,

l’abbatte sul ciglio di un abisso secolare,
in cui, profumato Lazzaro che lacera il sudario,
s’agita risvegliandosi il cadavere spettrale
d’un vecchio amore stantio, allettante e sepolcrale.

[…]

XLVIII. La boccetta, C. Baudelaire
- Domani parto.
- Dove pensi di andare?
- Lontana da qui.
- Scappi?
- Di nuovo. Ebbene sì.
- …
- Sono solo tre giorni.
- Non c’è bisogno che tu mi dica che ti serve.
- Taci, non puoi capire.
- Dici?
- Dico.
- Se ne sei convinta, allora non rileggere.
- Lo farò, lo sai.
- Certo.
- Bene.
- Bene. E non tenermi il muso.
- Ho i capelli fuori posto?
- Come sempre.
- Perfetto.
- Perfetta.
- Parto con mio papà. Tre giorni, autostrada, studio, passeggiate da sola, buon cibo.
- Bello, qualcuno ti invidierà.
- Non è questo che mi interessa.
- Scriverai?
- Ho messo in borsa il quaderno con le pagine gialle, devo trovare la matita nera.
- Scriverai.
- Ho un’idea…
- Coltivala.
- Ci proverò.
- Mi piaci.
- Solo uno specchio avrebbe potuto dirmelo.

Non ho paura dell’incomprensione.
Questo è semplicemente un dato di fatto.
E partire è sempre un buon ripiego su sé stessi.
Listening to: Soir de fete, Yann Tiersen
 
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domenica 1 aprile 2007,22:11
L'alba di domani
Fuori pioveva, ancora.
Può darsi che non abbia smesso, ma adesso non ho voglia di ascoltare.
Stasera ascolto Yann Tiersen e la musica entra dentro di me, culla pensieri e sentimenti, li mescola e li tiene al caldo, al sicuro.
Fuori pioveva e io camminavo, senza ombrello.
Tenevo tra le mani un fiore, guardavo i suoi petali distrutti dalla violenza delle gocce d’acqua da cui nessuno ci proteggeva.
Come se la pioggia potesse pulire e rinfrescare la mia insoddisfazione, come se la pioggia potesse dare vita a un terreno arido.
Ho trovato riparo davanti a una tazza di tè.
Ho tolto dalle scarpe il fango e ho trovato dei semi che non avevano attecchito.
Li ho abbandonati con disprezzo, o più che altro dispiacere.
Il fiore è ancora senza vita.
E mentre tra i suoi petali risuona il rumore della pioggia, toccata dal pianoforte io riprendo un po’ di vigore e di consapevolezza.
Parlare, quando le parole hanno una forma, un colore, un suono.
Quando le parole sono dense.
Tutto questo ferisce, ma il sapore delle lacrime può essere delizioso.


L’alba di domani ci sorprenderà
Addormentati ancora abbracciati
E lo stesso sogno ci trasporterà
Oltre i confini più segreti,
forse un nuovo mondo ci riceverà
senza parole né paure
ed il nostro sguardo attraverserà
dei desideri la profondità.
- L'alba di domani, Tiromancino -
Listening to: Le Banquet, Yann Tiersen
 
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