mercoledì 21 marzo 2007,21:06
Far away
Il Signor T getta nell’acqua increspata dal vento pezzetti di pane secco.
Le papere si avventano con voracità sull’ingenua generosità del Signor T, che tornerà a casa a raccogliere insalata tra le erbacce del prato.
“Per il mio coniglietto”
La Signora T resta alle sue spalle, nascosta dagli occhiali da sole, avvolta nella pelliccia, e parole verdi sorgono sulle sue labbra di roseo, gelido, marmo.

Un gioco di specchi e cristalli, bagliori bianchi restituiti da stracci color indaco.
Nell’aria una melodia nostalgica, che parla del nostro passato.
Io e te siamo sempre riusciti a evitarci.
Sorrido, versando lacrime ambrate, fossili dell’amore che fu.
Troppo consistenti per scivolare.
Frugo nella tasca e trovo un pezzo di pane marcito.
C’era un respiro mutilato, abbandonato in una pozza di sangue, sulla riva del lago.
Una spasmodica contrazione, il lento avanzare e ritrarsi dell’acqua.
Punte di rosso tingono il ceruleo lenzuolo immacolato.
Lampi di luce trascinano nell’oblio macchie di speranze grigie.
E quando io sarò nella nebbia, tu tornerai sulle rive di questo lago.

Il Signor T piega accuratamente il sacchetto di plastica vuoto.
Getta le briciole agli uccellini.
Cammina e scivola su una macchia rossa.
La Signora T cede e la sua bocca marmorea si piega
in una smorfia simile a un sorriso.
Tende la mano al Signor T e insieme tornano a casa dal loro coniglietto.
 
scritto dalla vale* Permalink ¤


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