giovedì 29 marzo 2007,20:12
Capelli
Ogni tanto è inevitabile.
Di solito scelgo come date le feste: Natale, Pasqua, compleanno.
Perciò è arrivato il momento del primo appuntamento annuale con il parrucchiere, la mia amica Erica, che con i miei capelli si diverte sempre tantissimo.
Arrivo in centro, cerco disperatamente parcheggio nelle linee blu, ma non c'è niente da fare, al secondo giro, dopo aver preso la coda di peluche che pende dalla Camera di Commercio, entro in Piazza Ragazzi del '99. E ovviamente, appena messo piede fuori di lì, si libera un posto. A parte questo. Ho un rapporto di amoreodio con il parrucchiere. E' uno di quei posti in cui ho l'impressione di perdere tempo, di pensare troppo e a vuoto; ma quando esco mi sento nuova.
Metto il camice e la Carnefice appare alle mie spalle. La mia zona inguinale, al suo ricordo, è percorsa da un brivido. La evito con un sorriso, la terribile Carnefice, e mi dirigo al lavatesta.
Così mi abbandono al dolce massaggio delle manine di Erica, che estraggono dalla foresta pluviale che avevo in testa: due forcine, una mollettina a fiori, una matita (ecco dov'era!) e una coccinella in procinto di nidificare accanto alle quaglie che dimorano ormai da anni sulla mia testa.
Quelle, di grazia, Erica le ha lasciate stare.
Mi siedo davanti allo specchio, una montagna di capelli cadono a terra a ritmo di forbici e provo un senso di privazione e malinconia, come se mi avessero strappato un braccio. Poi però la testa è incredibilmente leggera e comincio ad essere contenta.
Quand'ecco che arriva il momento fatidico.

"Come facciamo la piega?"
"Non saprei..."
"Faccio io?"
"Sai che mi fido ciecamente di te"
"Allora faccio quello che voglio"
"Vai"

La osservo, Erica, mentre con phon, piastra, spazzola, forbici, pettine e lacca si dà da fare intorno alla mia testa per un tempo indefinito, durante il quale, io da ferma, lei lavorando, facciamo entrambe una bella sauna primaverile.
Tengo gli occhi chiusi, non so se per l'aria calda o per paura.
E alla fine devo aprirli.
Lisci, per la prima volta nella mia vita.

"Davvero?"
(no, per scherzo)
"Eh, c'è sempre una prima volta!"

Per ora, le quaglie sono in una gabbia sul balcone, ad assaporare l'aria di primavera, come la loro dimora frondosa, adeguatamente potata per le feste.

p.s. non mi esprimo sulla faccia da culo che ho in questa foto, ma l'evento andava immortalato.
 
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mercoledì 28 marzo 2007,14:00
Scintille creative
La psicoanalisi mi affascina, ma non generalizzerei.
E' una cosa pericolosa.
Io credo più di tutto il resto nel singolo, per questo oggi l'introduzione a Kirkegaard mi è piaciuta. Siamo eccessivamente unici e particolari perchè si possa analizzare con certezza un sogno, abbiamo intelligenze troppo evolute per affermare che in una macchia di tempera bisogna vedere una cosa e non un'altra.
Io credo piuttosto nel potere creativo che è insito in ciascuno di noi.
Credo che ognuno possa generare qualcosa di straordinario e unico.
Tutti abbiamo dentro questa scintilla, c'è chi riesce a farla esplodere e chi no.
Questo dipende dal carattere di ciascuno, e con carattere intendo esprimere il concetto di persona nella sua completezza, completezza che è inconoscibile.
E qui non c'è bisogno di porsi dei problemi esistenziali, si deve solo riconoscere che nessuno avrà una completa conoscenza della nostra persona, probabilmente nemmeno noi.
Questo dovrebbe rendere la vita interessante ogni giorno, come un percorso inesauribile di compimento, un continuo "tendere a noi stessi".
Non vuol dire essere egoisti, tutt'altro. Perchè da una parte Feuerbach non aveva tutti i torti: l'individuo si forma a contatto con altri individui...poi lui non credeva nell'Assoluto e io sì (e ad Assoluto date il nome che volete, non è importante, se il rapporto che instaurate con Lui diventa unico, personale e di fiducia. Insomma, se l'Assoluto, in quanto tale, diventa per noi una guida).

Tutto questo per arrivare al disegno che ieri ha fatto mio cugino e che, intenerito (lui!), dal mio interesse, mi ha regalato.
Un foglio bianco con linee orizzontali di colori diversi, tracciate con la precisione possibile per un bambino di tre anni. Un bambino di tre anni, che quando il pennarello scappa e una linea tocca l'altra, si arrabbia e smette di disegnare, sbattendo le mani sul tavolo.
Il punto è che quello che ho provato mentre lo osservavo è stato stupore.
Ha dimostrato tutto quello che penso. Non c'è niente da psicoanalizzare, non in un bambino di tre anni. La scintilla c'è, questo è evidente, perchè l'istinto naturale in un bambino della sua età è quello di tracciare una linea che separi il cielo dalla terra. Lui ha fatto qualcosa di diverso, di suo. Io sono rimasta a guardare piacevolmente colpita dalla sua scintilla, violentemente espressa nell'ira di fronte all'errore.
 
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lunedì 26 marzo 2007,23:01
Piove dalle nuvole sparse
Fuori sta diluviando.
Questa è solo una parvenza di primavera e mi irrita tremendamente.
Il cielo sembra saperlo, così mi regala un ibrido di sole nascosto tra qualche chiazza di azzurro nell’unica mezzora in cui lascio la scrivania per un tè.
Gemmea l’aria, il sole così chiaro…Ma secco è il pruno, e le stecchite piante di nere trame segnano il sereno. Così, perché il sole è, appunto, solo un’illusione.
Torno legata a questa sedia bagnata di fatiche intellettuali e le nuvole ricoprono tutto di nuovo.
E’ un tempio la natura, dove a volte parole escono confuse da viventi pilastri.
Andiamo quasi d’accordo oggi, cara Natura, anche se pare che i miei ritmi naturali siano totalmente sballati.
Sarà che domenica ho visto la neve a dieci minuti di macchina, che due settimane fa ero in giro a maniche corte e che stasera diluvia. Sarò che io non desidero, voglio. Voglio il sole.
Che poi il rumore della pioggia non è male.
Ascolta. Piove dalle nuvole sparse.
Io ascolto, ascolto e mi alieno tra pagine di filosofia impolverate.
Ok, trascurate. Cerco solo di rendere poeticamente un dato di fatto.
Ho recuperato tre filosofi in un pomeriggio e adesso sono cotta, o, parlando alla Marx, alienata.
Certo, sceglierei altre mille volte il liceo classico. Senza ombra di dubbio. Adesso però non vedo l’ora che finisca. E in fretta.
Undici meno dieci.
La realtà è che ho le palpebre pesanti come ci fossero appuntati sopra dei macigni, ma che vorrei fare un milione di cose per recuperare le ore spese sul libro di filosofia.
…e mi trascino nel vento maligno che mi sbalza di qua e di là come la foglia morta!
No, vabeh, non mi sento una foglia morta. Solo un pochino rinsecchita. Allora adesso faccio la doccia, perché correre sotto la pioggia…non mi sembra il caso. Doccia bollente e lasciamo pure stare i capelli per stasera, che di sentirmi scapigliata più di quanto già non sia, non ho voglia.
In tutti i sensi.
Ho voglia di quel vento, di quel prato, di quel cielo. Di un orizzonte svanito, di fusione di sensi, di contatto e ubriachezza.
E piove sui nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
Sogno di una notte.
Fuori sta diluviando.
Nascosti tra le righe Pascoli, Verlaine, Baudelaire, D'Annunzio.
 
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domenica 25 marzo 2007,20:07
Ovunque
L’umidità di una mattina che segue una notte di pioggia.
Pioggia che ha misteriosamente sottratto un’ora al mio sonno.
Un sonno profondo.
Rimpiango il buio e il silenzio di una notte d’estate.
Sogno le Dolomiti. Sogno te.
Non hai volto, non hai voce, non hai odore.
E non c’è luogo più strano per incontrarci, per annullare le distanze create dal solco delle nostre parole.
Sguardi congelati, mani impietrite, desideri soffocati.
Sogno le montagne e questa è la pace.
Azzurro e verde. Non c’è confine, non c’è spazio.
Il tempo non esiste e orizzonte è solo una parola dissolta in tratti decisi.
Sogno un luogo di pace, dove i miei pensieri galleggino alleggeriti da ogni significato.
Affogare poi nel contatto tra cielo e terra. Polverosa e soffice ricopre il mio corpo e la nudità nella mia mente, inconsistente e velato accarezza le ferite sanguinanti del mio cuore.
Qui, dove non esiste distanza.
Seduta sull’erba, vedo il tuo sorriso, sulle tue labbra, nei tuoi occhi.
E l’aria sa di te, che non conosco.
Forse non esisti.
Ti aspetto.
E mi perdo.


Percorro la solita strada, seguo le curve, mentre la musica risveglia i miei sensi.
Distolgo lo sguardo dall’asfalto. Sogno il sole. Ha nevicato.


Listening to: You're gorgeous - Babybird
 
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sabato 24 marzo 2007,14:37
Fantasie che s'attorcono
Preludi, IV

L'anima sua si tendeva nei cieli
che dietro un blocco cittadino svaniscono,
oppure calpestata da piedi insistenti
alle quattro e alle cinque e alle sei;
e corte dita quadrate riempiono le pipe,
e giornali della sera, e occhi
resi sicuri da certezze indubbie,
la coscienza di una strada annerita
impaziente di assumere il mondo.
Io sono mosso da fantasie che s'attorcono
attorno a queste immagini, e s'attardano:
la nozione di qualcosa che è infinitamente
dolce e infinitamente soffre.

Strofinatevi la mano sulla bocca, e ridete;
i mondi ruotano come antiche donne
che raccolgono legna in terreni da vendere.


T.S. Eliot



Io sono mosso da fantasie che s'attorcono attorno a queste immagini.
Acre nitore...
 
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mercoledì 21 marzo 2007,21:06
Far away
Il Signor T getta nell’acqua increspata dal vento pezzetti di pane secco.
Le papere si avventano con voracità sull’ingenua generosità del Signor T, che tornerà a casa a raccogliere insalata tra le erbacce del prato.
“Per il mio coniglietto”
La Signora T resta alle sue spalle, nascosta dagli occhiali da sole, avvolta nella pelliccia, e parole verdi sorgono sulle sue labbra di roseo, gelido, marmo.

Un gioco di specchi e cristalli, bagliori bianchi restituiti da stracci color indaco.
Nell’aria una melodia nostalgica, che parla del nostro passato.
Io e te siamo sempre riusciti a evitarci.
Sorrido, versando lacrime ambrate, fossili dell’amore che fu.
Troppo consistenti per scivolare.
Frugo nella tasca e trovo un pezzo di pane marcito.
C’era un respiro mutilato, abbandonato in una pozza di sangue, sulla riva del lago.
Una spasmodica contrazione, il lento avanzare e ritrarsi dell’acqua.
Punte di rosso tingono il ceruleo lenzuolo immacolato.
Lampi di luce trascinano nell’oblio macchie di speranze grigie.
E quando io sarò nella nebbia, tu tornerai sulle rive di questo lago.

Il Signor T piega accuratamente il sacchetto di plastica vuoto.
Getta le briciole agli uccellini.
Cammina e scivola su una macchia rossa.
La Signora T cede e la sua bocca marmorea si piega
in una smorfia simile a un sorriso.
Tende la mano al Signor T e insieme tornano a casa dal loro coniglietto.
 
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,14:36
Unipv
In attesa del mio battello ebbro, con il quale salpare dalla banalità di pagine bianche e illese, mi nutro del pensiero e dell'aspettativa in un futuro nuovo.
Una città nuova, persone nuove, spazi aperti, stimoli e obiettivi saporiti.

Verso rivoli di inconscio in otri di libertà mai colmati.

Listening to: La noyée - Yann Tiersen
 
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domenica 18 marzo 2007,18:45
E di sicuro ci sarà tempo...
"And indeed there will be time
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window-panes;
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate;
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions,
And for a hundred visions and revisions,
Before the taking of a toast and tea.
"

Innata curiosità e ferma consapevolezza di non saperne mai abbastanza.
E non è male in fondo che basti un click per ritrovarsi nuovamente nelle parole e nei sentimenti di qualcun'altro.
Per desiderare ogni giorno con più ardore parole sgorgare dalla mia penna rimanere impresse sulla carta e imprimersi nel cuore di un lettore.
Anche uno, uno solo. Ma che provi un'emozione.
 
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venerdì 16 marzo 2007,22:46
Solo buio
E’ buio, oltre le mie parole.
Avverto di essere circondata da alberi, sento il rumore delle foglie, il fruscio carezzevole del vento, il suono sensuale che si trasforma in musica.
Wagner.
Non vedo. Chiudo gli occhi, li riapro, ma stasera è incredibilmente buio.
Un senso di inquietudine e ancora quello scalpitare diventato ormai doloroso.
Odore pregnante di terra umida, di foglie secche, di resina appiccicosa su ruvida corteccia.
La musica incalza.
Mi gira la testa e se chiudo gli occhi la sensazione è ancora peggiore.
Tocco gli alberi, le foglie, poi la terra.
Affondo le mani, sento freddo e poi tiepido calore.
Note incessanti, mi lascio cullare, sebbene possa percepire in modo distinto la tempesta che si avvicina. Ma non abbandono questo luogo di mistero, perché so di averne intimamente bisogno.
Chiudo gli occhi, le mani immerse nella terra, ed espongo il mio corpo alla pioggia.
E’ pioggia sporca, nera e pensante, che penetra i miei vestiti fino a toccare la pelle.
Membra appesantite, palpebre cucite, mani statuarie, torcendomi nel dolore cedo allo sfinimento.
Cado a terra, ormai disfatta dalla lotta.
E’ solo buio, oltre le mie parole.
 
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mercoledì 14 marzo 2007,15:16
Debolmente carnale
E’ sufficiente un sogno insolito, una sensazione di piacere dal sapore nuovo, un volto sconosciuto e una bocca dai contorni sfuocati.
Questo mi dona un sorriso, nient’altro.
E per un giorno intero, ripensando a quelle mani, a quelle statue, a quel lenzuolo bianco, ogni cosa sembra stranamente più piacevole, carnale, buona.
Suscita leggerezza e consapevolezza insieme ed è questo che serve per sorridere della mia tristezza.
Cedere, cedere innocentemente a un’immagine della mia mente.
Se tu sapessi, se anche tu avessi visto con me e non accanto a me quelle statue, quel lenzuolo, forse sorrideresti anche tu.
Mente bianca, accecata dall’assurdità, del sogno e del pensiero lucido.
La follia che ristagna nel mio cuore e nella mia mente.
Qualcosa che scalpita dentro, che vuole essere liberato.
Cerco la libera espressione di me stessa, in giornate talmente piene da apparire verso sera vuote e insignificanti. Prendere l’automobile e percorrere strade conosciute, con la musica alta e un sorriso beffardo che scalfisce un volto tormentato da nodi troppo stretti per essere sciolti con le sole parole.
Eppure io nutro una sorta di venerazione per il mistero e il potere che può essere racchiuso in una singola parola. Se ad usarla sono io o uno di quei pochi che vale la pena di leggere.
Cerco chi sappia penetrare nel significato nascosto delle mie parole.
Chi susciti in me desiderio di leggere nelle sue parole.
Due occhi in cui perdermi.
Mani tra le quali sciogliere il mio corpo annodato.
Bocca alla quale cedere dolcemente, innocentemente.
Ad occhi chiusi, con il respiro reciso dal desiderio.
Semplicemente il bisogno di stringerti.


Listening to: Clocks, Coldplay
 
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lunedì 12 marzo 2007,21:32
Cosa vuoi che sia

Gli occhi fanno quel che possono
niente meno e niente più
tutto quello che non vedono
è perchè non vuoi vederlo tu


cosa vuoi che sia
passa tutto quanto
solo un po' di tempo
e ci riderai su
cosa vuoi che sia
ci sei solo dentro

pagati il tuo conto
e pensaci tu


è la vita in cui abiti
niente meno e niente più
sembra un posto in cui si scivola
ma queste cose le sai meglio tu


cosa vuoi che sia
passa tutto quanto
solo un po' di tempo
e ci riderai su
cosa vuoi che sia
ci sei solo dentro
pagati il tuo conto
e pensaci tu


chi ama meno è meno fragile
tutti dicono così
ma gli occhi fanno quel che devono
solo tu puoi non accorgerti


e il mondo che ti dice
"tu pensa alla salute"
e c'è chi pensa a quello
a cui non pensi tu


e il mondo che ti dice
"tu pensa alla salute"
e c'è chi pensa a quello
a cui non pensi tu


cosa vuoi che sia
passa tutto quanto
solo un po' di tempo
e ci riderai su
cosa vuoi che sia
ci sei solo dentro
pagati il tuo conto
e pensaci tu


e il mondo che ti dice
"tu pensa alla salute"
e il mondo che ti dice
"tu pensa alla salute"


- Cosa vuoi che sia, Ligabue -


Grazie! :)...del tè, di quello che dici, perchè vivi..e di questa canzone.

 
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,14:29
Moccia a Varese :|
Per le (ed eventuali gli) interessate, confermo l'incontro con Federico Moccia in Libreria del Corso.

SABATO 17 MARZO, se non erro alle ORE 15.00 (provvederò ad accertarmene!)

Importante presentarsi in un orario consono, così siamo sicure di entrare e soprattutto con almeno un suo libro sotto braccio...giusto per dimostrare che non critichiamo senza conoscere a fondo l'argomento.
Oh, numerose per distruggerlo ;)

Pensavo anche a una maglietta per il gruppo "Moccia ci stai sul c**o", però temo sia esagerata..!! Anche perchè ho come l'impressione che la minaccia più grande saranno le sue numerosissime e sfegatate fan..quelle che andranno anche a vedere "il film più atteso dell'anno: Ho voglia di te".. :/
 
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domenica 11 marzo 2007,20:19
Sniff
E' bello essere sorella maggiore...e avere una sorellina così. Sniff.
Listening to: Sei nell'anima - Gianna Nannini


 
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sabato 10 marzo 2007,19:23
Il primo gelato
Ok, spesso me le sono cercate e mi sono volontariamente riempita il cuore di spilli.
E' doloroso, fastidioso, eccetera eccetera.
Allora una cerca di imparare, cerca di stare un po' più attenta, nel limite del possibile.
Ma a quanto pare il mio limite è invisibile, se non inesistente.
Non ci voleva.
Il primo gelato della stagione mi è andato di traverso.
E questa mi è semplicemente cascata addosso.
Significa che non solo me le cerco, ma che in ogni caso faccio da calamita per le situazioni insensate, sbagliate, imbarazzanti. Maledizione.
 
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,18:43
Parigi dal mio punto di vista























































Qualche "ricerca artistica" (più o meno riuscita) della sottoscritta, qualche bel ricordo da tenersi stretto.
Sperando di tornare presto una terza volta a Parigi.
(Auto-valutazione per la foto alla Chia trascinata dal vento: 10...bella zia!)


 
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,14:16
Perdersi e non ritrovarsi - Paris

La malinconia ha le onde come il mare
ti fa andare e poi tornare
ti culla dolcemente
la malinconia si balla come un lento
la puoi stringere in silenzio e sentire tutto dentro

E’ guardare un’eclissi di luna, da sola in mezzo alla gente.
Stendersi sull’erba, sentire il vento freddo passare attraverso i vestiti.
Pensare che mancano due giorni alla partenza, che tutto è venuto a coincidere e che forse “cambiamento” non sarà più solo una parola.
Accorgersi che la diversità è un bene prezioso, che non c’è bisogno di maschere per essere…se vuoi essere.
Così brucio definitivamente quegli ibridi di maschere sorridenti che qualche volta, succube delle circostanze, ho provato ad indossare.
Stringo la mia malinconia, lascio che dentro tutto si muova e generi delle emozioni. Vere.

E' sentirsi vicini e anche lontani è viaggiare stando fermi
è vivere altre vite
è sentirsi in volo dentro gli aereoplani sulle navi illuminate
sui treni che vedi passare
Ha la luce calda e rossa di un tramonto
di un giorno ferito che non vuole morire mai

E’ vedere Parigi dall’autostrada, riconoscere le strade mentre passeggio, osservare i parigini mentre camminano o guidano le loro automobili.
Immaginare le loro vite e desiderare intensamente qualcosa di diverso. Desiderare di poter un giorno ricominciare tutto da qui.
Sentire di essere lontana chilometri da tutto, ma stare bene proprio per questo.
Chi è vicino non è chi ti sta accanto. Non sempre.

Sembra quasi la felicità,
sembra quasi l’anima che va
il sogno che si mischia alla realtà
puoi scambiarla per tristezza
ma e’ solo l’anima che sa che anche il dolore servirà
E si ferma un attimo a consolare il pianto del mondo ferito
che non vuol morire mai

Sembra quasi la felicità.
Posso quasi toccarla con mano, questa sensazione inebriante di Parigi intorno a me.
Cerco di camminare a testa alta come loro, imitando la loro raffinatezza e il loro portamento. Voglio sentirmi anche io parigina, confondermi tra la folla, sentirmi parte della città.
L’anima che va, tra di loro, tra i quadri, le sculture, i giardini spogliati dall’inverno, il cielo azzurro della primavera, i negozi e la Senna.
Il sogno che si mischia alla realtà, il piacere di essere qui, di stare con voi.
Pensare a me tra dieci anni, immaginarmi in queste stesse strade, forse sentimentalmente instabile, forse finalmente serena.

E' perdersi tra le dune del deserto
tra le onde in mare aperto anche dentro questa città

Perdermi, tra i pensieri che non mi abbandonano, i sorrisi che spendo, le risate di cui godo, il vino che sorseggio. Tra un abbraccio, una passeggiata e una corsa tra le porte della metropolitana. Perdermi in due occhi dipinti, in un paesaggio, nel vento che mi scompiglia i capelli mentre cammino lungo la Senna.
Perdermi…e non volermi più ritrovare.

E' sentire che tutto si può perdonare,
che tutto è sempre uguale
cioè che tutto può cambiare
è stare in silenzio ad ascoltare
e sentire che può essere dolce
un giorno anche morire

Che il domani è sfuocato, che non mi deve condizionare.
Che sono libera e che tutto è cambiato, ma che in fondo me lo aspettavo.
Che qualcosa che non cambierà mai, è il mio desiderio di arrivare qui.

Nella luce calda e rossa di un tramonto
di un giorno ferito che non vuole morire mai
Sembra quasi la felicità
sembra quasi l’anima che va
il sogno che si mischia alla realtà
puoi scambiarla per tristezza ma è solo l’anima che sa
che anche il dolore passerà

E così Parigi asciuga le mie lacrime, impedisce che lecchi le mie ferite in modo pietoso.
La compagnia è ottima, le risate genuine (il cibo forse un po’ meno), le opere d’arte tante.
Il fiume in piena nostalgico, le crepes deliziose, l’acqua troppo costosa.
Mi sono persa e sono ancora molto vicina al centro del labirinto.
Eppure sono perfettamente consapevole di non voler uscire, non adesso.
Tutto coincide, tutto può cambiare o rimanere uguale, ma io non voglio più essere la stessa.
Mai più.
Da oggi, semplicemente me.

E si ferma un attimo a consolare il pianto
di un amore ferito che non vuole morire mai
- La malinconia, Luca Carboni -
 
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domenica 4 marzo 2007,22:49
Looking for myself
Parigi.
Per la seconda volta e non vedo l'ora.
Questo viaggio serve.
Cinque giorni lontana da qui, lontana da tutti.
Ed è quello di cui ho bisogno, mentre mi cerco, in questo periodo transitorio.
Sto scoprendo alcune di me con le quali è difficile approcciarsi.
E' un'esperienza che mi entusiasma. A Parigi ancora di più.
 
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,16:32
In una notte di eclissi lunare
Che importa? Tocca a te, avanti sogna!

Ci sono volte in cui avrei tantissime cose da dire, ma preferisco tacere.
Così mi ritrovo chiusa in una lacerante bolla di silenzio, come se non avessi nulla da spartire con nessuno. E succede che mi ritrovo a pensare e a comprimere elucubrazioni un po’ serie e un po’ folli in anfratti della mente dove stiano buone e non diano troppo fastidio.
Provo a fior di pelle e di anima una sensazione aspra, che mi fa venire i brividi.
Mi odio quando sono così. E’ una di me con cui vado poco d’accordo, mi rendo conto di apparire come un essere scarsamente socievole ed eccessivamente riflessivo, ma pur provando un’iniziale repulsione ai primi sintomi, mi piace parecchio. Per lo meno mi tiene compagnia. E’ stata solo questione di imparare a conviverci e ad apprezzarla.
E adesso fa freddo.
Allora mi stringo un po’ più in me stessa, cerco di tenermi caldo con il mio stesso corpo, mentre la luna perde nell’ombra un pezzetto lì in basso.
Chiudo gli occhi e riascolto.
Reagisco con insofferenza a parole che mi sembrano vuote e stupide.
O fastidiosamente false, ripetute e provate prima di essere pronunciate, quasi sputate come qualcosa di amaro tenuto in bocca troppo a lungo.
Mi sento un’incompresa e odio anche questa me offerta ad eventi che non mi toccano e che se posti in un altro modo mi renderebbero felice.
E intanto la luna diventa rossa e guardando il cielo ho voglia di aggrapparmi al prato, come se dei ciuffi di erba potessero salvarmi dalla paura dell’universo.
La guardo, quella luna che tutti ammirano con il naso all’insù e mi sembra un adesivo fosforescente. E’ difficile immaginarla nella sua rotondità, nella sua solidità.
E’ per questo che lo spazio mi fa paura.
Il vento è freddo e violento stasera. Mi scompiglia i capelli mentre desidero sentirmi meno sola, nell’affanno della ricerca della verità in quelle parole che ancora aleggiano nell’aria come un odore insistente.
Il mood giusto per partire e lasciarmi tutto questo alle spalle.
 
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sabato 3 marzo 2007,14:41
Il meglio di te
E' una questione di appeal, e non parlo solo di corpo.
Nonostante questo, le tue rimangono le labbra più belle.
 
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venerdì 2 marzo 2007,21:03
Donna selvaggia donna
Macchie di inchiostro rosa si dilatano su pagine opache.
Un’altra vittima, crudele carnefice di un cuore in tumulto, è rimasta invischiata, per errore, o forse temeraria follia, tra parole ardite e nuove.

Scuoto il piccolo contenitore di vetro e sento quel leggero tintinnare che adoravo da bambina.
Apro piano piano, svitando e lasciando che un forte odore mi penetri nelle narici. E’ amaro, fastidioso, ma affascinante, se penso che è un odore avvezzo ai nasi di tante donne.
Osservo il pennellino e il colore e poi timidamente, per gioco, dipingo con cura l’unghia dell’indice sinistro. Non basta per rendere l’idea.
Immergo di nuovo il pennellino nel vasetto, lo faccio colare sui bordi di vetro, lo passo anche sul medio.
Ci prendo gusto e allora dipingo tutte le dita della mano sinistra.
E sono soddisfatta. Mi sembra di essere una bambina che gioca a fare la donna.
Anche la mano destra.
E poi scrivo veloce con la tastiera, guardo l’effetto che fa.
E’ divertente. Il cotone e l’acetone mi scrutano dallo scaffale, attendono il momento in cui deciderò di tornare normale e togliere questo rosso dalle unghie.
E’ un rosso talmente violento che temo serva a nascondere qualcosa.

Tiri la coperta.
E da qui il ricordo svanisce, perché c’è quello che basta.
E’ aria pulita.
Aria liquida e carezzevole.
Aria buona e aria fresca.
Eppure.

 
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,14:42
Ti regalerò una rosa
Clap Clap.
E basta. C'è qualcosa da aggiungere?
 
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giovedì 1 marzo 2007,21:01
Perchè no?
Scusi lei, mi ama o no?
 
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,12:33
Un pezzo di muro

 
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