Sono seduta su un divano rosso, ho un vestito nero di seta che mi arriva fino alle ginocchia, con le spalline strette, la scollatura quadrata e la vita alta, le superga ai piedi, sorseggio champagne (ovviamente Moet&Chandon). Abbandonato in grembo il mio taccuino e la mia penna, lascio che mi circondiate, liberati per qualche istante dalle mie pagine consumate. Ho 39 di febbre.
Vorrei avere intorno a me quell’aura di maledizione che si addice a un’artista.
Perché, non senza una buona dose di presunzione e orgoglio, mi sento parte della categoria.
Almeno con un pezzo di me. Almeno con quella parte di me che si dedica alla scrittura.
A volte, in serate tormentate e romantiche (nel senso letterario del termine) come questa, vorrei poter interrogare ciascuno degli uomini del mio inchiostro e sapere da loro, davanti a una birra o a un buon caffé, quale di me vedono.
Quale di me, quale dei tanti frammenti che sono.
Perché? Perché in questo istante, in questi giorni di febbre, in queste settimane di incertezze, mi sono ridotta in pezzi. E chissà quale di me ognuno di voi conosce.
E sarò sincera, alla fine mi interessa solo sapere quale di me conoscono gli uomini del mio inchiostro, solo loro. Sono gli unici con cui mi impegno consapevolmente a tirare fuori qualcosa. Sempre ammesso che qualcuno di loro sappia di esserlo, un uomo del mio inchiostro, invischiato tra macchie di colore e di parole lasciate senza ritegno tra le pagine del mio taccuino nero come la pece. Siete tanti. Mentre ero in preda al delirio febbricitante ho provato a contarvi. Non che sia impossibile, ma avete fatto ressa per emergere. Almeno tra le pagine, almeno tra i miei sogni vaneggianti.
Sono giunta a pirandelliane conclusioni, poco rassicuranti, decisamente difficili da accettare, poco serene da vivere, ma molto interessanti.
La frammentarietà dell’individuo. La complessità dell’identità, che va a perdersi nella mente di ciascuno, perché ognuna di quelle identità sarà vera, ma non completa. E se è vero che abbiamo bisogno degli altri per conoscere noi stessi, le cose diventano davvero difficili per noi.
Per me, visto che forse ho una mentalità astrusa e sono tra quei pochi che si complicano l’esistenza con domande scomode. La mia vita diventa enigmatica e oscura per volontà mia.
E adesso, quando mi guardo allo specchio, quale di me vedo?
Voi, uomini del mio inchiostro, quale di me vedete?
Io, per il momento, fatico a trovarmi.
Perché, non senza una buona dose di presunzione e orgoglio, mi sento parte della categoria.
Almeno con un pezzo di me. Almeno con quella parte di me che si dedica alla scrittura.
A volte, in serate tormentate e romantiche (nel senso letterario del termine) come questa, vorrei poter interrogare ciascuno degli uomini del mio inchiostro e sapere da loro, davanti a una birra o a un buon caffé, quale di me vedono.
Quale di me, quale dei tanti frammenti che sono.
Perché? Perché in questo istante, in questi giorni di febbre, in queste settimane di incertezze, mi sono ridotta in pezzi. E chissà quale di me ognuno di voi conosce.
E sarò sincera, alla fine mi interessa solo sapere quale di me conoscono gli uomini del mio inchiostro, solo loro. Sono gli unici con cui mi impegno consapevolmente a tirare fuori qualcosa. Sempre ammesso che qualcuno di loro sappia di esserlo, un uomo del mio inchiostro, invischiato tra macchie di colore e di parole lasciate senza ritegno tra le pagine del mio taccuino nero come la pece. Siete tanti. Mentre ero in preda al delirio febbricitante ho provato a contarvi. Non che sia impossibile, ma avete fatto ressa per emergere. Almeno tra le pagine, almeno tra i miei sogni vaneggianti.
Sono giunta a pirandelliane conclusioni, poco rassicuranti, decisamente difficili da accettare, poco serene da vivere, ma molto interessanti.
La frammentarietà dell’individuo. La complessità dell’identità, che va a perdersi nella mente di ciascuno, perché ognuna di quelle identità sarà vera, ma non completa. E se è vero che abbiamo bisogno degli altri per conoscere noi stessi, le cose diventano davvero difficili per noi.
Per me, visto che forse ho una mentalità astrusa e sono tra quei pochi che si complicano l’esistenza con domande scomode. La mia vita diventa enigmatica e oscura per volontà mia.
E adesso, quando mi guardo allo specchio, quale di me vedo?
Voi, uomini del mio inchiostro, quale di me vedete?
Io, per il momento, fatico a trovarmi.
Listening to: Low - Coldplay


Una canzone per te
non te l'aspettavi eh!
invece eccola qua
come mi è venuta
e chi lo sa
le mie canzoni nascono da sole
vengono fuori già con le parole
Una canzone per te
e non ci credi eh!
sorridi e abbassi gli occhi
un istante
e dici "non credo di essere
così importante"
ma dici una bugia
e infatti scappi via
Una canzone per te
come non è vero sei te!
ma tu non ti ci riconosci neanche
lei è troppo chiara
e tu sei già troppo grande
e io continuo a parlare di te
ma chissà pure perché
Ma le canzoni
son come i fiori
nascon da sole
e sono come i sogni
e a noi non resta
che scriverle in fretta
perché poi svaniscono
e non si ricordano più
A.