lunedì 1 ottobre 2007,18:32
Chiuso
Dopo 420 post, dopo 21 mesi, la Vale e le sue piantine, con tutto la loro roba, hanno traslocato

NELLA CITTA' DELLA NEBBIA (click!)
 
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sabato 29 settembre 2007,16:42
Due biondi pieni di rabbia
Come si fa a perdere un bambino? Non è mica una valigia o un foulard, pensa Esther. E' un bambino. Un bambino piccolo e biondo in una lunga giacca di lana, con una toppa cucita due volte sul gomito sinistro. E' una giacca smessa dai fratelli maggiori, decisamente meno biondi, che l'hanno portata prima di lui. La giacca ha quattro bottoni sul davanti, e il bambino nella giacca era attaccato saldamente a una mano meno di un minuto fa, ricorda Esther, quando la spingono da dietro e inciampa nella valigia che suo figlio più grande, Ben, le ha lasciato davanti ai piedi. Afferra il gomito di Hersh per evitare di cadere, e lui la guarda. Ha vomitato per sedici giorni di fila, ma è suo marito. La guarda come se non ci fosse nulla di strano, come se non si trovassero su una passerella sospesa sull'acqua che circonda una terra su cui non hanno mai messo piede. Hersh la guarda come se davvero tutti e quattro i bambini fossero presenti. Quindi deve essere senz'altro così. Esther si fida di Hersh, l'ha sempre fatto - è un uomo onesto, perlomeno - e allora, per un istante, si sente rassicurata, il suo sguardo le dice che va tutto bene sulla passerella di quel traghetto che riversa su quella minuscola isola centinaia di persone stanche come lei.
- da Due biondi pieni di rabbia, di T Cooper -
 
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mercoledì 26 settembre 2007,19:24
Prima di andare via.
- Allora, come ti senti?
- ...
- Sì, anche io sono emozionata.
- ...
- Le altre ti hanno detto qualcosa?
- ...
- Oddio, emozionata, sembra un modo molto stupido di dire quello che proviamo, vero?
- ...
- Siamo pronte.
- ...
- Ci sarà umidità in abbondanza, da quelle parti. Credo che possiate stare tranquille.
- Mmm.
- Mugugni?
- Mmm.
- Ma c'è qualcosa che non va?
- ...
- Forse preferivi rimanere qui...bastava dirlo.
- Ehm ehm.
- Dai, io così proprio non ti capisco. Non hai neanche una mimica facciale che mi aiuti a decifrare quello che ti passa per la testa...se solo ce l'avessi una testa.
- Io odio le partenze, ecco.
- Alleluia! Ti sei decisa a parlare! Ma perché dici così? Sei mai partita prima d'ora?
- Uhm...no, ora che mi ci fai pensare direi proprio di no.
- E allora! Vedrai, trasferirsi sarà bellissimo anche per te.
- Massì, io in fondo lo faccio solo per te. Non mi perdonerei mai di averti lasciata sola in una nuova città. Non sai neanche cucinare.
- Anche tu! Ma non è assolutamente vero!! Voglio dire, tu neanche puoi assaggiare...
- Però fai uscire sempre il caffé, non negare.
- E' vero, ma è solo una questione da risolvere tra me e la caffettiera.
- Ok. Allora è domani?
- Domani, sì.
- Non è che soffrirò il mal d'auto?
- Sono solo 94 km...
- Ah.
- Non sei la sola ad avere una visione distorta delle distanze, consolati.
 
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lunedì 24 settembre 2007,15:04
Ombre tra di noi, io ti prego, non lasciarne.
Non abbiamo parlato, no.
Neanche questa volta.
Credevo di sentire ancora profumo di noi, lì dentro.
Invece temo di averlo solo immaginato.
Tu non sai, e io non riesco a dirtelo.
Tu non sai, che io non sono capace di reagire a quella scintilla.
Così ti lascio giocare e mi racconto che era buio.
 
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venerdì 21 settembre 2007,09:53
Sunset Boulevard
Nel cuore della notte, scavo il buio con i miei occhi offuscati e cerco la scala per scendere dal letto. Il prurito alla gola non concede tregua, mi manca quasi il respiro.
Tossisco di nuovo, con il desiderio di espellere qualsiasi cosa mi stia impedendo di dormire. Invece riesco solo a lasciar scivolare discreta una lacrima lungo la guancia.
Sono attanagliata dalla voglia di piangere, di chiamare la mamma, come una bambina in preda al panico dopo un incubo.
Loro sentono e mi dicono cosa fare.

Mi muovo a passi incerti verso la cucina e scaldo un po' di latte.
Odio il latte caldo, ha un sapore insopportabile. Eppure, se questa è l'unica soluzione dopo lo sciroppo preso inutilmente due ore fa, sono pronta a sopportarlo. Stringo la tazza tra le mani e, bevendo, assaporo il silenzio ovattato della notte.
Improvvisamente ripenso all'estate di due anni fa, quando tornavamo a casa tardi da Colonia e Margot ci faceva sempre trovare pronta una tazza di latte con il cioccolato, perché ci sedessimo intorno al tavolo con lei. Voleva sapere tutto quello che avevamo fatto durante la giornata.
I muri della casa riecheggiano silenziosamente di tutti i rumori, le parole, la musica, le discussioni che l'hanno riempita durante il giorno. Accendo la televisione e tolgo il volume, lascio scorrere immagini senza commento a cui non mi interessa attribuire un significato.
E' notte, non riesco ad addormentarmi, la gola prude ancora. Trattengo il fiato, perché l'aria non mi punga.
Chiudo gli occhi, mentre mi infilo sotto le coperte.

Stiamo passeggiando in una strada che sembra dipinta, con colori caldi, ocra, arancione, rosso, giallo. Osservo i nostri passi, sento la tua risata e ingenuamente mi appoggio alla tua spalla. Camminiamo così, abbracciati. Da un locale esce della musica. Non siamo qui e non siamo adesso. Per un attimo questo pensiero, la sensazione di incorporeità, la consapevolezza di essere immersa in una dimensione senza tempo, in uno spazio senza dimensione, brucia nella mia gola. Mi stringi a te, come a trattenermi dentro di noi. Cedo a un abbraccio senza volto, un accenno di occhi azzurri che non ho visto e rimanendo insieme a te, passeggio libera da ogni peso, su quella strada calda senza meta.

Non hai mai sentito dire che la bellezze delle cose
ama sorprenderti
ed è forte quello che ho dentro
distante dalla mediocrità
ho bendato i miei occhi da tempo
per non vederla
ed avrei voluto trovarmi tra le tue
parole più belle
raccogliere un brivido
dai tuoi sguardi
ed avrei voluto trovarmi tra le tue
risposte distratte
abbiamo vagato a lungo in quei discorsi
preziosi e contorti
senza concludere

- La bellezza delle cose, Carmen Consoli -
 
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mercoledì 19 settembre 2007,17:35
A volte ho 15 anni
This feeling's like no other...
I want you to know...
DO-DO-DO-DO...
 
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domenica 16 settembre 2007,18:37
Forse ritorno, ma non è una promessa
- To'...chi non muore si rivede!
- Infatti...due non le vedo mica.
- Ma è con me che parli di solito, cosa te ne frega di quelle due?
- Sei un'insensibile!
- Si respira meglio così...
- Perfida, quegli aculei pungono anche me.
- Erano un po' seccate dalle mie invettive, in effetti.
- Stiamo scadendo in un'ironia davvero squallida, lo sai?
- Cambiamo argomento?
- Cambiamo argomento.
- ...
- Tu hai sempre qualche domanda imbarazzante da farmi.
- Posso?
- Se ti dicessi di no?
- E' un sì?
- Vedi tu.
- C'è una birra in frigo.
- Questa è un'affermazione.
- Quella birra...
- Non ridacchiare, ho semplicemente paura che mi vada di traverso.
- Sai da quanto tempo è lì?
- Direi abbastanza da non essere più bevibile.
- Perché?
- Forse ritorno, ma non è una promessa...
- Sarebbe andata così ugualmente.
- Avevo bisogno di sentirmelo dire, ma ho un nodo in gola lo stesso.
- Un sorso di birra?
- Vai a cagare.
- E il vetro opaco? Il vetro opaco è quello che penso?
- Tu non pensi.
- Io ti capisco, è diverso. Grazie per il complimento.
- Io in realtà volevo sottolineare il fatto che non hai un cervello.
- Come faresti senza di me?
- Sai che potrei lasciarti qui?
- E' una minaccia?
- Non è una promessa...neanche questa.
 
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sabato 15 settembre 2007,15:49
Ti offro un caffè (io)
Svito la caffettiera, la riempio con l'acqua, apro il barattolo del caffè.
Quando la richiudo e la metto sul fuoco, accendo la fiamma e mi chiedo come abbia potuto avere un'idea così idiota.
Eppure si parla di cose normali.
Siamo solo due amici che si rivedono dopo l'estate.
E' un connubio che mi spaventa. Non potrò neanche curare il caffè.
E' un disastro imminente e inevitabile.
Siamo solo due amici che non parlano più da mesi.
Due amici che bevono un caffè salvato da una mano che non era la mia, che parlano degli altri per non dare spiegazione a mesi di imbarazzo reciproco.
Mesi che rischiavano di diventare per sempre.
Che forse sono stati una parentesi e anche se il motivo è stato quello che sappiamo, ti perdono e perdono anche la mia ingenuità.
 
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venerdì 14 settembre 2007,09:17
Mattatoio N.5
Nella mia camera al motel sfogliai la Bibbia sul comodino in cerca di storie di grandi distruzioni. Il sole si era levato sulla Terra quando Lot entrò in Zo-ar, lessi. Poi il Signore, dal cielo, fece cadere su Sodoma e Gomorra una pioggia di zolfo e di fuoco; e abbatté quella città, e tutta la pianura, e gli abitanti delle città, e ciò che cresceva sulla terra. Così va la vita. Era gente spregevole, quella di Sodoma e Gomorra, come tutti sanno. Il mondo stava meglio senza di loro. E alla moglie di Lot, naturalmente, fu detto di non voltarsi indietro a guardare il luogo dove prima c'era tutta quella gente con le sue case. Lei invece si voltò, e per questo io le voglio bene: perché fu un gesto profondamente umano. Così fu trasformata in un pilastro di sale. Così va la vita. La gente non dovrebbe mai voltarsi indietro. Sicuramente, io non lo farò più. Ora ho finito il mio libro sulla guerra. Il prossimo che scriverò sarà divertente. Questo è un disastro, e non poteva essere altrimenti, poiché è stato scritto da un pilastro di sale. Comincia così: Ascoltate: Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo. E finisce così: Puu-tii-uiit?

da Mattatoio N.5 - Kurt Vonnegut

 
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giovedì 13 settembre 2007,20:33
13 settembre 07
[in una serata acremente malinconica]

Ho amato con ardore
il tuo sguardo riflesso
in un vetro opaco.
Ho lasciato che il tuo sorriso
ferisse la mia carne
e guardando il sangue
scorrere
ho percepito l'abisso
che ci divide in una storia
senza inizio
a cui un pomeriggio di sole
ha regalato un mancato
finale.
 
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martedì 11 settembre 2007,20:40
Qualche buon motivo per
Vivere un'esperienza così, buttarsi in un esame senza conoscerne effettivamente la sostanza e cercando di ignorare le conseguenze, può essere molto divertente e per dei motivi molto semplici. Per esempio perchè magari studi per un mese letteratura italiana e poi scegli la traccia di latino, senza aver mai riaperto un libro da giugno. Oppure perché dietro di te c'è seduto un ragazzo che una volta era un bambino (ma era già un genio) con cui costruivi i castelli di sabbia e adesso sceglie il tema di matematica perché è più difficile e allora è più divertente. O ancora, per mangiare una pizzetta untissima mentre riempi cinque colonne di foglio protocollo. O invece, perché dopo appena quattro mesi che è finito il liceo, ti tocca già rigraziare la Pia. E non sai se ti fa sorridere o brucia un pochino per tutte le volte che vi siete odiate.

Post scriptum del tutto incoerente. Ieri è iniziato Condor 2.0, che va in onda su Radio2 dalle 16.00 alle 17.00, e da fedele ascoltatrice di Matteo Bordone (chissà perché poi) mi tocca annotarlo, che adesso conduce insieme a Luca Sofri e che a Dispenser c'è un nuovo speaker. E che Condor bisogna ascoltarlo, perché "Condor mescola alto e basso, serio e faceto: che e' vero che lo fanno tutti, ma Condor meglio."

Post post scriptum. Non mi sono dimenticata che giorno è oggi e so benissimo cosa stavo facendo sei anni fa, quando ho visto il secondo aereo schiantarsi in diretta e ancora non avevo capito cosa stesse succedendo. E' una di quelle cose che non dimentichi più e mi chiedo se per tutta la vita, ogni 11 settembre, ripenserò a quell'istante lì e mi dirò: "Cavoli, ricorderò sempre cosa stavo facendo, quel pomeriggio in cui la storia ha voltato pagina e io c'ero dentro."
 
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lunedì 10 settembre 2007,15:11
10 settembre

Ecco, ora non resta che preparare lo zaino.
Poi camminare cinque minuti e prendere il treno.
In treno leggere - cercando di non finirlo - il libro che ho comprato qualche giorno fa.
Evitare di guardare fuori dal finestrino e in questo modo evitare tutte le sensazioni che ne deriverebbero. Ascoltare anche un po' di musica.
Passare questa serata a Milano, ospite, spero non troppo tesa.
E poi concentrarmi e fare quello che devo domani. Che non so bene cosa sia, ma va fatto.
 
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